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Made in Italy. Promemoria dei nostri talenti

Un’Italia fatta di tante imprese, persone, associazioni, istituzioni accomunate dall’ambizione e dalla sfida della qualità. Un paese che può dare un contributo significativo a un nuovo modello di economia più a misura d’uomo.

scritto da ERMETE REALACCI 15 gennaio 2018
ytali.

Per affrontare le sfide del futuro occorre mobilitare le migliori energie del Paese, partendo dai suoi punti di forza. Anche per affrontare i nostri mali antichi: non solo il debito pubblico ma le ferite della crisi, le diseguaglianze sociali, l’economia in nero e illegale, il ritardo del Sud, una burocrazia inefficace e spesso soffocante.

L’Italia in 10 selfie di Symbola è un promemoria, quasi un censimento, dei nostri talenti. Mettendo in luce i primati della nostra competitività sui mercati mondiali, indicando i driver della qualità (ambiente, design, cultura) che stanno alla base della nostra competitività e osservando le performance eccellenti dei singoli settori del made in Italy (agroalimentare, legno arredo, meccanica, moda, ma anche settori di punta come il farmaceutico). Perché è dai talenti, dall’Italia che fa l’Italia, che il paese può ripartire.

Per stimolare questi processi serve una politica che guardi negli occhi il paese. Sono fondamentali le recenti frasi del presidente Mattarella e del presidente Gentiloni, molto distanti dai toni di questa campagna elettorale. Mattarella ha detto di essere stupito del fatto che molti parlino di un’Italia rassegnata perché, girando, incontra un Paese che combatte, soffre, ma vuole farcela. Il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, parlando della ripresa, ha detto che c’è ancora tanto da fare ma che, soprattutto per la ripartenza, bisogna ringraziare cittadini e imprese. Parole che delineano per la politica un ruolo di accompagnamento alle nostre forze vitali. Molto lontano da ricette disfattiste o miracolistiche che ascoltiamo con l’avvicinarsi del voto, proposte spesso fantasiose che costerebbero centinaia di miliardi per poi essere puntualmente disattese.

È un’idea di politica, quella di Mattarella e Gentiloni, che trova riscontro in articoli della nostra Costituzione come il 3 o il 19, quando parlano di Repubblica e non di Stato, perché chiamano tutti a un impegno. Fanno riferimento alla comunità della nazione, non solo al suo apparato istituzionale.

Ed è da qui che occorre ripartire. Dalle comunità, dai territori, dai talenti.

È questo Paese che Symbola legge e racconta nei suoi lavori e, a fine anno, distilla nei “10 selfie”. Un’Italia fatta di tante imprese, persone, associazioni, istituzioni accomunate dall’ambizione e dalla sfida della qualità. Che sposa vecchi e nuovi saperi, digitale e artigianato, che tiene insieme cultura, green economy, ricerca e competitività. Fattori che sono il marchio di fabbrica del Made in Italy ma che gli economisti main stream di solito non guardano. Con alcune rilevanti eccezioni, come dimostra il premio Nobel assegnato quest’anno a Richard H. Thaler, grazie ai suoi studi sull’economia comportamentale e sul nudge, la spinta gentile. Eccezioni che dimostrano come si stiano facendo strada visioni più aperte a variabili di solito snobbate.

Un nuovo modello di economia più a misura d’uomo – che assomiglia a quello 
tratteggiato da papa Francesco nella Laudato si’ – in cui lo sviluppo e le sfide tecnologiche sono collegati alla dignità delle persone, a comunità vitali, a benessere diffuso. Un modello a cui l’Italia, nella sua parte migliore, può dare un contributo significativo.

Il rapporto completo si può consultare sul sito della Fondazione Symbola  www.symbola.net

L'articolo completo di info-grafiche si può consultare sul sito di ytali: https://ytali.com

Pubblicato il 16/1/2018 alle 10.31 nella rubrica Rassegna Stampa.

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