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Da Gabrielli un'intervista bella e coraggiosa che fa onore all'Italia

Dal capo della Polizia Franco Gabrielli un'intervista bella e coraggiosa che fa onore al ruolo che ricopre e all'Italia.






























"Non dobbiamo più continuare a camminare in avanti con lo sguardo rivolto all'indietro", dice il capo della Polizia Franco Gabrielli a 16 anni dal drammatico G8 di Genova. E in un'intervista a Carlo Bonini oggi su Repubblica spiega che è giunto il momento di "mettere il punto". Perché se Genova, ancora oggi, "è motivo di dolore e diffidenza, allora vuol dire che in questi 16 anni la riflessione non è stata sufficiente. Né è stato sufficiente chiedere scusa a posteriori"

Ammette oggi Gabrielli a proposito della gestione dell'ordine pubblico a Genova: "Fu semplicemente una catastrofe. A partire dalla scelta sciagurata di far gestire l'ordine pubblico al vertice del Dipartimento di pubblica sicurezza e non alla Questura di Genova. A Genova saltò tutto, e saltò tutto da subito. Il problema era una cultura dell'ordine pubblico che scommetteva sul pattuglione".

Di questa storia "è falso che nell'accertamento della verità giudiziaria abbia influito una magistratura ideologizzata. La Polizia italiana non è stata perseguitata. Allo stesso tempo, i processi penali non hanno potuto scrivere una parola decisiva: a questo tipo di processo sfuggono quelle che io definisco responsabilità sistemiche. Motivo per cui Diaz è diventata capro espiatorio, e pochi ricordano Bolzaneto. Dove, lo dico chiaro, fu tortura. Ma se vogliamo storicizzare il G8, non penso che il singolo agente possa funzionare da fusibile per il sistema. Dobbiamo parlare anche del dirigente o del funzionario".

L'attuale capo della polizia parla anche dell'uomo che all'epoca ricopriva il suo incarico, Gianni De Gennaro, oggi presidente di Leonardo (l'ex Finmeccanica): "Se io fossi stato Gianni De Gennaro mi sarei dimesso, senza se e senza ma. Per restituire fiducia ai cittadini e non far sentire i poliziotti sacrificati ad assetti interni all'apparato. Le sue mancate dimissioni hanno imprigionato il dibattito politico in un'irricevibile rappresentazione per cui il Paese è diviso tra un partito della Polizia e uno dell'anti-polizia"

Eppure, nonostante la ferita di Genova sia ancora aperta, questi sedici anni non sono passati inutilmente. "Il nostro sistema di sicurezza è oggi quello che conosciamo anche perché c'è stata Genova. Guardiamo cosa è accaduto ad Amburgo e cosa al G7 di Taormina. Non ci sarà una nuova Genova. E' un fatto"

Ma "oggi la Polizia non deve avere paura degli identificativi, di una legge, buona o meno che sia, sulla tortura, dello scrutinio legittimo dell'opinione pubblica. Consegniamo quel G8 di Genova alla storia. Perché questo ci renderà tutti più liberi. E quando dico tutti, penso al Paese a alla Polizia che di questo Paese è figlia".


L'intervista è disponibile in versione integrale sul quotidiano in edicola del 19 luglio e sul sito di Repubblica.it

Pubblicato il 19/7/2017 alle 10.28 nella rubrica Diario.

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