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Lingotto: l’Itaca di Lucio Dalla e la missione del PD

Il link al video e il testo dell'intervento  di Ermete Realacci al Lingotto 2017, l'incontro di Renzi per il lancio dlela campagna delle primarie. Per Realacci serve "una ItaliachefaItalia per vincere le sfide del futuro: greeneconomy, lavoro, innovazione, sostenibilità ambientale


http://www.unita.tv/focus/lingotto-17-intervento-di-ermete-realacci/

ERMETE REALACCI, INTERVENTO AL LINGOTTO - 11 marzo 2017

Abbiamo ascoltato delle storie bellissime che ci parlano di un’Italia viva e difficile. La prendo alla lontana. Mentre stiamo svolgendo questi nostri lavori, è in corso la riunione dell’Assemblea nazionale del popolo cinese. Il primo ministro Li Kèqiáng nella sua relazione introduttiva, molto dura, ha parlato di tre temi. Innanzitutto di una crescita economica da rendere sostenibile, perchè, secondo loro, la Cina sta crescendo poco, dal loro punto di vista, solo il 6.5%; noi firmeremmo per una crescita di questo tipo. Ha parlato poi della necessità del riarmo; infine ha detto che l’obiettivo è tornare a rendere “azzurri” i cieli della Cina. Un’affermazione del genere era impensabile anni fa. Come era impensabile che il presidente cinese Xi Jinping e Obama nel settembre scorso siglassero gli accordi di Parigi della Cop 21 sui mutamenti climatici.

Perché accade questo? Accade per tre motivi. Uno, perché c’è un problema serio che interessa tutti i paesi del mondo. Due, perchè è una grande sfida economica e tecnologica e chi arriva prima vince. Tre, chi affronta questa sfida si candida a guidare il mondo. A trovare il suo spazio nel mondo.

Quello che vale per la Cina vale anche per noi. Quando si affrontano i temi ambientali c’è sicuramente un elemento legato alla difesa dei pericoli. Potremo fare tanti esempi. Secondo l’OMS e l’Agenzia europea per ambiente, in Italia l’inquinamento produce ogni anno decine di migliaia di morti anticipate, un migliaio solo a Torino. Ma l’ambiente non è solo questo, è anche una grande sfida economica, tecnologica, sociale.

In questa legislatura, con il governo Renzi, abbiamo fatto molte cose ma forse non abbiamo colto appieno l’importanza di questa sfida. Come sanno bene le colleghe Mariani e Braga presenti qui in sala, proprio l'altro giorno è stata varata la legge di riordino della protezione civile, prima ancora c’è stata la riforma delle agenzie ambientali, le misure a salvaguardia dell’ambiente, sullo spreco alimentare, il piano Italia Sicura. E la legge sugli ecoreati, importantissima: era attesa da anni per contrastare l’illegalità in campo ambientale. Siamo in Piemonte, se questa legge fosse stata in vigore il processo di Casale Monferrato per i morti di amianto sarebbe andato in maniera diversa. E vorrei rivolgere un ricordo a tutte le vittime che potevano essere evitate se la legalità fosse arrivata prima. Ma l’ambiente non è solo questo.

L’ambiente è innanzitutto un’occasione straordinaria per l’economia, noi non dobbiamo guardare l’Italia con occhi pigri. In questi anni di crisi tante imprese hanno fatto investimenti in campo ambientale, nella green economy, in tutti i settori. Non penso solo alle fonti rinnovabili e al risparmio energetico, in cui devo dire che l’Italia nel mondo si difende bene, anche perché l’Enel ha cambiato rotta. Oggi è l’anniversario dell’incidente di Fukushima. L’anno scorso nel campo della potenza elettrica installata nel mondo, le fonti rinnovabili sono state le più importanti di tutte le altre messe insieme.

Ma la green economy non è solo questo. Le imprese, circa un quarto del totale, che in questi ultimi anni hanno investito green, sono quelle che innovano di più, esportano di più, producono più posti di lavoro. Noi abbiamo parlato giustamente dei dati quantitativi dell’’aumento del lavoro. Ma dove è stato prodotto questo lavoro? L’occupazione è cresciuta in buona parte in campi che hanno a che fare con l’ambiente.

Il 46% dei posti di lavoro prodotti l’anno scorso hanno a che vedere con l’ambiente, una percentuale che sale al 66% nel settore della ricerca e sviluppo. Siamo presenti come Italia, alla nostra maniera cioè come hanno raccontato le storie presentate sul palco, anche in campi, come l’auto elettrica, in cui le grandi imprese come FCA non si muovono. Non molti lo sanno ma Giugiaro e altre aziende piemontesi stanno progettando un’auto elettrica per una grande azienda cinese che verrà presentata al salone di Ginevra di quest’anno. La green economy in Italia è anche questa: è l’auto elettrica di Giugiaro, sono le imprese high tech e Goel di VInarello, perché è un incrocio tra saper fare antico e sfide del futuro.

La green economy è anche il campo in cui si produce lavoro. Noi abbiamo un problema enorme, perché industria 4.0, che è necessario fare e che deve avere un anima, non produrrà posti di lavoro. E allora dove produrremo lavoro? Lo produrremo in settori tradizionali che innovano. Maurizio Martina sa bene che uno di questi settori è l’agricoltura, dove sono aumentati gli occupati e le imprese giovani. Soprattutto al sud. Un altro comparto è l’edilizia. C’è una misura importantissima che è stata introdotta dal governo Renzi e che è diventata attuativa solo adesso. Il credito d’imposta per le ristrutturazioni e l’ecobonus per l’efficienza energetica si è allargato al “sisma bonus”. Oggi per gli italiani, inclusi gli incapienti, è possibile recuperare sino all’85% delle spese fatte per mettere in sicurezza la propria casa.

L’anno scorso queste misure hanno prodotto 29miliardi di investimenti e attivato 400mila posti di lavoro. C’è bisogno anche di un cambio di mentalità. Abbiamo discusso a lungo dell’’IMU, che sulla prima casa valeva in media circa 210 euro. Fra una casa costruita bene e una costruita male passa una bolletta tra 1500 e 2000 euro. Ridurre questa bolletta significa risparmio per le famiglie, meno inquinamento e tanto lavoro. E questo si incrocia anche con il tema dell’identità. Perché l’Italia sta in piedi nel mondo, vedo Franceschini in sala, se incrocia bellezza, natura, cultura, saper fare antico, innovazione. L’identità è tante cose, ma è essenziale per affrontare le sfide. Diceva La Pira che solo gli animali privi di spina dorsale hanno bisogno del guscio. Per affrontare le sfide che abbiamo davanti, anche quella delle migrazioni, ci vuole un'Italia con la spina dorsale, ci vuole un partito Democratico con la spina dorsale. Questo significa tante cose che attraversano la politica. Penso alla questione dei piccoli comuni che sono stati essenziali nella risposta ai problemi del terremoto e che rappresentano uno dei punti dell’identità del nostro paese. Lo sanno bene i colleghi Borghi, Iannuzzi e Caleo, con cui stiamo cercando di portare a casa una legge simbolicamente molto importante per il futuro dell’Italia.

Voglio dire, infine, che si vede la forza di un Paese, la sua capacità di stare al mondo, da come affronta le sfide difficili. Ne abbiamo tante. Ce n’è una in particolare che riguarda solo l’Italia, è quella del terremoto, delle oltre 50mila scosse che hanno colpito l’Appennino centrale. La maniera in cui le affronteremo ci dirà molto su come sarà l’Italia del futuro. Abbiamo un’ottima Protezione civile. Adesso, con la ricostruzione, dobbiamo dimostrare di saper parlare al futuro. Il terremoto ci chiede di pensare allo sviluppo delle aree interne. Ci chiede di pensare ad un’economia in cui banda larga, agricoltura di qualità, imprese che competono, si incrociano con comunità che tengono, con orgoglio, con dignità. Nella prima Leopolda avevo utilizzato come parola chiave “onore”, partendo da un brano delle costituzione senese. Dalla ricostruzione vedremo che Italia sarà. Penso che il PD debba dedicare alla questione del terremoto, non solo come atto di solidarietà, un’attenzione particolare per mobiliare energie, risorse, non solo economiche, ma emotive, tecnologiche, istituzionali, innovative. Quella è la sfida da cui si capisce se l’Italia c’è.

Nel marzo di cinque anni fa scompariva un grande cantautore e poeta, Lucio Dalla. Gli amici sanno che la canzone che io preferisco non piace a nessuno. Lui ne ha scritte di molto belle, da Caruso a Come è profondo il mare. Ognuno ha la sua preferita. A me piace Itaca. Ha un ritornello un po’ banale, ma con parole che ben si adattano al ruolo che il PD deve avere.

E’una canzone in cui un marinaio guarda all’impresa di Ulisse con occhio distante, critico. E’ un po’ lo sguardo con cui ci vede tanta parte di Italia, un’Italia che dobbiamo ascoltare, a cui dobbiamo parlare e che dobbiamo riconquistare. Dice questo marinaio:

“Capitano che hai negli occhi il tuo nobile destino, pensi mai al marinaio a cui manca pane e vino;

capitano che hai trovato principesse in ogni porto, pensi mai al rematore che la moglie crede morto;

capitano che risolvi con, l’astuzia ogni avventura, pensi mai al marinaio che ogni giorno ha più paura.”

Ma termina dicendo:

“Anche la paura in fondo mi da sempre un gusto strano, se ci fosse ancora mondo sono pronto, dove andiamo?”

Quello che voglio dire è che c’è ancora mondo per l’Italia, se l’Italia ha spina dorsale, se guarda negli occhi il marinaio a cui manca pane e vino, se l’Italia è pronta a sfidare il futuro facendo l’Italia.


Pubblicato il 13/3/2017 alle 11.55 nella rubrica Comunicati Stampa.

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