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30 anni fa Chernobyl, lo stop al nucleare ha salvato Enel, il futuro è innovazione risparmio rinnovabili

23 aprile 2016


“Martedì prossimo ricorreranno i 30 anni dal disastro nucleare di Chernobyl. Saggiamente da allora l’Italia ha fermato il nucleare, il futuro dell’energia infatti non è nell’atomo ma nel risparmio energetico, nella ricerca, nell’innovazione, nelle fonti rinnovabili.  Questo anniversario è un momento per ricordare le vittime, le persone che hanno sviluppato neoplasie in seguito all’incidente e quelle che ancora oggi vivono nelle zone contaminate. Il 26 aprile rappresenta inoltre uno spartiacque: quel giorno l’energia nucleare ha mostrato tutta la sua pericolosità per l’ambiente, la sicurezza e la salute dei cittadini. Una pericolosità purtroppo confermata nel 2011 dall’incidente di Fukushima che, oltre a morte e distruzione, ha paralizzato per mesi una delle economie più importanti del pianeta come quella giapponese. Vanno ringraziati ancora una volta gli italiani, che con lungimiranza hanno fermato il ritorno del nucleare in Italia con il referendum del giugno 2011, che hanno evitato ancora una volta che il Paese prendesse una strada vecchia, sbagliata e antieconomica - come dimostrano i ritardi e i costi esorbitanti accumulati delle centrali nucleari in costruzione in Europa, da Flamanville a Olkiluoto. 
Anche l’Enel fortunatamente non zavorrata dal nucleare ha potuto scegliere il futuro, rinunciando al carbone a Porto Tolle, annunciando la chiusura di altre 22 centrali, le più vecchie, più costose e inquinanti e intraprendendo la strada del risparmio energetico, dell’innovazione, delle rinnovabili. Se oggi fosse impegnata nella costruzione di nuove centrali nucleari nel Paese correrebbe il rischio di essere una bad company.
All’epoca della tragedia di Chernobyl  la reazione dell’Italia fu molto forte e tempestiva: sebbene sul nostro territorio fossero attive poche centrali nucleari, avevamo già un forte movimento di ambientalismo scientifico. Nel 1986 ero segretario generale di Legambiente, che promosse per il 10 maggio una grande manifestazione a Roma con lo slogan  ‘Stop al nucleare’ alla quale parteciparono oltre 150 mila persone e il 10 ottobre organizzò una giornata di blocco pacifico dei cantieri delle centrali nucleari in costruzione. Fummo l’unico Paese a farlo, così come fummo l’unico Paese a dire no al nucleare con il referendum del 1987  e quello che negli anni successivi, grazie anche all’impegno di Legambiente, ha accolto più bambini provenienti dalle zone contaminate. È un’Italia che ci rende orgogliosi, che non si occupa solo di se stessa ma che pensa al futuro preoccupandosi anche del benessere degli altri.
I 30 anni di Chernobyl siano anche un’occasione per guardare avanti e preparare il futuro del settore energetico investendo sulla ricerca, sul risparmio energetico, sull'efficienza, sulle fonti rinnovabili. Tutti campi in cui l'Italia può dare molto e che possono rappresentare il vero futuro per il nostro Paese”,   
Lo afferma Ermete Realacci, presidente della VIII Commissione Ambiente della Camera, a trent’anni dal disastro di Chernobyl.



Ufficio stampa On. Realacci

Pubblicato il 23/4/2016 alle 12.54 nella rubrica Comunicati Stampa.

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