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La verità sulla tragedia della Moby Prince è l'unica via per onorare la memoria delle vittime

Roma, 10 aprile 2016


“A 25 anni dalla tragica notte del 10 aprile 1991, le incertezze, le incongruenze, i dubbi su uno dei più gravi incidenti della marineria civile italiana non sono ancora stati chiariti. E rimane tuttora senza risposta la domanda di verità e giustizia delle famiglie delle 140 vittime. Fare finalmente luce sul drammatico incidente della Moby Prince, oltre che un dovere civile e istituzionale, è l’unico modo per onorare la memoria di quanti persero la vita a bordo e rispettare il dolore dei loro familiari. Memoria, verità e giustizia sono le istanze che saranno al centro delle iniziative organizzate per domenica,  25° anniversario della tragedia del traghetto Moby Prince, dall'associazione 140 e dal Comune di Livorno con la collaborazione della Regione Toscana e della Provincia. Fare piena luce su questa tragedia è l’obiettivo della Commissione parlamentare di inchiesta istituita al Senato in questa Legislatura e, a tal fine, sarebbe auspicabile che il nostro Governo si attivasse per sapere dagli Stati Uniti se esistono altri elementi di prova in grado di spiegare cosa accadde davvero al largo del porto di Livorno. Proprio questo chiedo con una mia interrogazione sul caso, la terza (n.4-00261), al Presidente del Consiglio dei Ministri e ai ministri della Difesa, degli Esteri  e della Giustizia, rimasta senza risposta nonostante le ripetute sollecitazioni. Allora, infine, la differenza enorme tra quanto sono stati costretti a pagare gli armatori della Exxon Valdez per il disastro nel Golfo d’Alaska, che precedette di circa due anni quello davanti al porto di Livorno,  e quelli della Moby Prince fu dovuta anche all’inadeguatezza delle nostre leggi. Inadeguatezza in parte risolta grazie all’approvazione della legge sugli ecoreati, che prevede i reati di inquinamento e disastro ambientali, e del Collegato Ambientale, che prevede una più forte tutela delle nostre acque dagli incidenti legati alle cosiddette carrette del mare”, lo afferma Ermete Realacci, presidente della Commissione Ambiente Territorio e Lavori Pubblici della Camera, sul caso Moby Prince.


Ufficio stampa On. Realacci




Di seguito il testo dell'interrogazione


Interrogazione scritta
 
Al Presidente del Consiglio dei Ministri,
Al Ministro degli affari Esteri, A
A Ministro della Difesa,
Al Ministro della Giustizia,
 
 - Per sapere - premesso che:
 
            oggi,  10 aprile 2013 ricorre il 22o triste anniversario della più grave tragedia che abbia mai colpito la Marina mercantile italiana dal Secondo dopoguerra e la terza tragedia della Marina Italiana in tempo di pace per le 140 vittime perite in seguito alla collisione fra il traghetto Moby Prince e la nave Agip Abruzzi al largo del porto di Livorno;
 
            non è mai stata fatta piena luce rispetto alla dinamica dell'incidente nonostante l'attività della magistratura e le inchieste giornalistiche, tra cui la trasmissione televisiva dell'epoca «Mixer», da cui è stata tratta da Giovanni Minoli anche una puntata della serie «La storia siamo noi» di Rai Educational, dal titolo «Moby Prince: il porto delle nebbie», e quella del quotidiano il Tirreno da cui è emerso che in questi ventidue anni si sono succedute incongruenze processuali, omissioni, testimonianze parziali e inascoltate;
 
            come si evince poi da un articolo di Iacopo Gori, pubblicato, il 10 aprile 2013, sul Corriere della Sera e corredato nel sito internet del suddetto giornale anche da un supporto video, un ultimo tassello di una strage dimenticata ma piena di morti e strane coincidenze e misteri arriva a 22 anni esatti dalla tragedia. Nel pezzo Manfredi Lucibello, giovane regista che da due anni lavora a Centoquaranta - La strage dimenticata, un film documentario, sulla strage avvenuta nella rada del porto di Livorno, afferma che: «Il tribunale di Livorno non ha più le registrazioni audio del processo sulla Moby Prince, quelle che valgono a livello legale. Esistono le trascrizioni delle testimonianze ma non le registrazioni audio. Abbiamo fatto due richieste tramite avvocato per ottenerle, non ci hanno mai ufficialmente risposto ma ci hanno fatto capire che non ci sono. Scomparse»;
           
            l'interrogante è già stato primo firmatario il 26 aprile del 2005 (4-13911) e nella passata Legislatura il 20 aprile 2009  (4 – 02810) di una interrogazione a risposta scritta avente lo stesso oggetto, senza peraltro avere risposta sebbene essa sia stata sollecitata ben 14 volte nella sedicesima Legislatura;
 
            appare ancora oggi poco credibile, come chiariva l'articolo pubblicato dal Tirreno ormai quattro anni fa, la dichiarazione del capo ufficio Responsabile dell'avvocatura militare del Dipartimento della Difesa Usa, che rispose: «Camp Darby non è in possesso di attrezzature in grado di intercettare le comunicazioni radio della Moby Prince. Poiché non si tratta di una base portuale, Camp Darby non ha motivo di intercettare le comunicazioni che le navi trasmettono a terra. Allo stesso modo Camp Darby non è dotata di attrezzatura radar. Il Governo Usa non aveva alcun motivo di monitorare il Porto di Livorno con un sistema di immagini satellitari e non lo stava facendo. Non sono quindi disponibili immagini o registrazioni di alcun tipo»; questa versione dei fatti risulta di dubbia veridicità poiché è stato accertato che in quei giorni si trovavano nel porto di Livorno almeno sette navi sottoposte al comando USA. Ufficialmente le navi dovevano effettuare il trasbordo di armamenti provenienti dal Golfo nella base militare di Camp Darby. Abitualmente le operazioni avvenivano con l'aiuto di imbarcazioni più piccole e attraverso una gestione coordinata terra-mare via radio. La sera del 10 aprile 1991, le operazioni di trasbordo vennero effettuate da una delle navi USA su un'altra nave, mai identificata. Risulta che le armi trasportate dalle imbarcazioni presenti nel porto di Livorno sono scomparse nel nulla e non sono mai arrivate alla base di Camp Darby;
 
            inoltre secondo un articolo de La Repubblica del 19 novembre 2007, il rinvenimento di nuovi elementi di indagine ha permesso all'avvocato Carlo Palermo, legale della famiglia del comandante Chessa del traghetto Moby Prince deceduto nella collisione, la riapertura del procedimento penale ed ha il risvolto inquietante dell'aggressione del consulente del legale: picchiato, stordito e chiuso in un'auto data alle fiamme. Il tutto poche settimane dopo la riapertura dell'inchiesta, proprio in seguito ad elementi nuovi portati dall'avvocato. Dall'auto del consulente sono scomparsi anche alcuni documenti di importante rilevanza processuale;
 
            vale la pena evidenziare come nel sito internet dell'Associazione «10 aprile 1991 - Familiari delle vittime del Moby Prince» si può ancora leggere un accorato appello dei familiari delle vittime in cui si coglie la legittima richiesta di «non dimenticare le persone innocenti morte senza ragione, senza spiegazione. Morte dopo ore di attesa, morte soffocate e bruciate. Morte con i loro affetti, le loro passioni, la loro vita. Morte perché si sono trovati al momento sbagliato, nel posto sbagliato. [...] Per questo bisogna ricordare che, il 10 aprile del 1991, 140 persone sono morte e aspettano ancora giustizia» -:
 
se il Presidente del Consiglio dei Ministri e i Ministri interrogati intendano attivarsi affinché sia data risposta alla richiesta di verità e al dolore delle famiglie e di tutto il Paese, raccogliendo anche l’appello di verità lanciato dal Presidente del Senato della Repubblica, Pietro Grasso, e chiedendo al Governo degli Stati Uniti d'America di conoscere se esistano le immagini e le registrazioni dei tracciati satellitari delle navi presenti nella rada del porto di Livorno, il 10 aprile 1991 e, nel caso, chiederne l'acquisizione. Se il Ministro della Giustizia voglia predisporre un’ispezione presso il Tribunale di Livorno per verificare l’effettivo smarrimento delle registrazioni a valore legale e le circostanze in cui esso è avvenuto.
 
Roma, 10 aprile 2013
Ermete Realacci
 

Pubblicato il 10/4/2016 alle 11.28 nella rubrica Comunicati Stampa.

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