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Made in Italy: dalla qualità alla quantità, la storia del vino a 30 anni dal metanolo

Nel 1986 una sofisticazione criminale, il vino al metanolo, colpisce l’Italia causando 23 vittime, provocando cecità e lesioni gravi a decine di persone e anche un incredibile danno per il settore e per l’immagine del Paese. Da allora il mondo del vino è cambiato puntando sulla qualità legata al territorio, anziché sulla quantità a basso prezzo. Così la produzione di vino italiano negli ultimi trent’anni è scesa del 45%, passando da 76,8 a 47 milioni di ettolitri, ma il fatturato e l’export sono cresciuti: rispettivamente più del doppio il primo, da 4,2 miliardi di euro a 9,4 miliardi, e oltre sei volte il secondo, da 800 milioni a 5,4 miliardi (valori nominali). E il nostro vino mantiene saldamente il secondo posto per quota di mercato globale col 19,9%. Questi numeri descrivono la rinascita del vino made in Italy dopo la crisi del metanolo, rinascita resa possibile dalla scommessa sulla qualità. Una storia che è anche una metafora della missione dell’Italia. Come dimostrano i dati del report ‘Accadde domani’ della Symbola e di Coldiretti presentato oggi a Roma, infatti, la ricetta della qualità è valida non solo per il vino ma per l’economia tutta e si è mostrata vincente in molti settori: dall’agroalimentare alla meccanica, dall’abbigliamento al legno arredo, dalle calzature agli occhiali solo per citarne alcuni.

Quello che è accaduto dopo lo scandalo metanolo nel vino italiano rappresenta una straordinaria metafora della missione del nostro Paese. La domanda di Italia nel mondo è legata alla qualità, alla bellezza, alla cultura. Per intercettarla l’Italia deve fare l’Italia, andare avanti nel cammino intrapreso verso la qualità e puntare sull'innovazione senza perdere la sua identità. Questa parabola produttiva e culturale che ha nel vino il suo campione riguarda una parte rilevante della nostra economia. Questa tensione costante alla qualità rivela il cuore e il motore del made in Italy.

Il report di Fondazione Symbola e Coldiretti analizza dunque anche altri prodotti italiani di eccellenza che hanno vinto al sfida della competitività puntando su innovazione e qualità. Nella filiera agroalimentare, ad esempio, siamo il Paese più forte al mondo per prodotti distintivi, con 282 prodotti Dop, Igp, St. L'export di scarpe è diminuito da 218 mila a 165 mila tonnellate in 30 anni ma il valore nominale è passato da 5 a 11 miliardi di dollari. Nell’abbigliamento in pelle l’esportazione è passata da 1.910 tonnellate a 2.254 tonnellate, mentre il valore è triplicato: 787 milioni di dollari a fronte di 233. Nella produzione di macchine per l’industria alimentare siamo passati da un export di 68 mila tonnellate (952 milioni di dollari) a 157 mila tonnellate, per un valore nominale complessivo a 4,1 miliardi: +333%.

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Pubblicato il 2/3/2016 alle 15.39 nella rubrica Comunicati Stampa.

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