Blog: http://ermeterealacci.ilcannocchiale.it

Dalla green economy 101 mld di valore aggiunto e 3 mln di posti di lavoro

340MILA IMPRESE (22% DEL TOTALE) CHE CONTRO LA CRISIPUNTANO SULLA GREEN ECONOMY

SONO PROTAGONISTE DELL’EXPORT E DELL’INNOVAZIONE

E ASSUMERANNO QUEST’ANNO 234MILA PERSONE (61% DELTOTALE)

 

INVESTIRE NEL GREEN CONVIENE:

FA CRESCERE IL FATTURATO NEL 25,8% DELLE REALTA’MANIFATTURIERE

  

 

I DATI DI GREENITALY DI UNIONCAMERE EFONDAZIONE SYMBOLA

REALACCI: “PER CONTRASTARE I MUTAMENTI CLIMATICIE  SUPERARE LA CRISI L’ITALIA DEVE FARE L’ITALIA”

 

 

Piùdi un’impresa su cinque dall’inizio della crisi ha scommesso su innovazione,ricerca, conoscenza, qualità e bellezza, sulla green economy. Sono infatti 341.500 le aziende italiane (circail 22%) dell’industria e dei servizi con dipendenti che dal 2008 hannoinvestito, o lo faranno quest’anno, in tecnologie green per ridurre l’impattoambientale, risparmiare energia e contenere le emissioni di CO2. Un dato chesale al 33% nell’industria manifatturiera. Un orientamento che si rivelastrategico, tanto che proprio alla nostra green economy si devono 101miliardi di euro di valore aggiunto, pari al 10,2% dell’economia nazionale,esclusa la componente imputabile al sommerso. Oltre alla ricchezzal’economia verde – sempre più apprezzata dai consumatori italiani, visto che il78% di essi è disposto a spendere di più per prodotti e servizi eco-sostenibili- produce anche lavoro: già oggi in Italia ci sono 3 milioni di greenjobs, ossia occupati che applicano competenze ‘verdi’. Una cifra di tuttorispetto destinata a salire ancora nel corso del 2014. Dalle realtà della greenItaly infatti arriveranno quest’anno 234 mila assunzioni legate a competenze green: ben il 61% della domanda di lavoro. Con i green jobsche diventano protagonisti dell’innovazione e determinano addirittura il 70% ditutte le assunzioni destinate alle attività di ricerca e sviluppo delle nostreaziende. Una percentuale da capogiro superiore al già alto 61,2% delloscorso anno.

Sonoi dati di GreenItaly 2014 il rapporto annuale di Unioncameree Fondazione Symbola che da 5 anni ricostruisce la forza e racconta leeccellenze della green economy nazionale, presentato  oggi a Roma.

Numerialla mano risulta evidente che nel nostro Paese, come ci dicono Symbola eUnioncamere,  la green economy è già in movimento e sta contribuendo inmodo determinante a rilanciare la competitività del made in Italy. Per questo,nonostante le difficoltà, dall’inizio della crisi  più di un’azienda sucinque ha scommesso sul green. Una propensione che abbraccia tutti i settori dellanostra economia - da quelli più tradizionali a quelli high tech,dall'agroalimentare all’edilizia, dalla manifattura alla chimica, dall'energiaai rifiuti – e che sale nettamente nel manifatturiero, comparto in cui quasiun’impresa su tre punta sull’economia verde. Una scelta che paga: nellamanifattura il 25,8% delle imprese eco-investitrici ha visto crescereil proprio fatturato nel 2013, mentre tra le non investitrici è successosolo per il 17,5% dei casi. Le imprese manifatturiere che fanno eco-investimentisono anche più forti all’estero: il 44% esporta stabilmente, contro il24% di quelle che non investono. Green economy significa anche innovazione:lo scorso anno il 30% delle aziende che puntano sul verde ha sviluppato nuoviprodotti o nuovi servizi, contro il 15% di quelle che non hanno imboccato lavia della green economy. Innovazione, export e maggiore redditività sitraducono anche in occupazione e maggiori assunzioni.  Ad ogginell’intera economia italiana sono presenti quasi 3 milioni di green jobs, checorrispondono al 13,3% del totale nazionale. A cui si aggiungono le 50.700figure professionali “verdi” e 183.300 figure che abbiano competenze greenpreviste nelle assunzioni programmate dalle aziende dell’industria e deiservizi per il 2014. Nell’insieme si tratta di 234 mila assunzioni, equivalential 61% della domanda di lavoro.  Il ‘fattore green’ è determinanteanche nello stimolare nuove assunzioni, il 26,6% delle impreseeco-investitrici prevedono di assumere nel 2014 contro il 12,1% delle noninvestitrici.

Lagreen economy appare inoltre una scommessa ragionevole anche per le nuoveimprese. Nel primo semestre del 2014 si contano quasi 33.500 start-upgreen che hanno investito in prodotti e tecnologie verdi già nei primi mesi divita o prevedono di farlo nei prossimi 12 mesi: ben il 37,1% del totale ditutte le aziende nate nei primi sei mesi di quest’anno.

 

Grazieanche alle realtà che puntano sull’efficienza, l’Italia vanta importantiprimati sul fronte dell’ambiente a livello europeo. Siamo, ad esempio, unadelle economie a minore intensità di carbonio dell’UE: per ogni milione dieuro prodotto dalla nostra economia emettiamo in atmosfera 104 tonnellate diCO2, contro i 110 di Spagna, i 130 del Regno Unito e i 143 della Germania. Nonsolo, siamo campioni europei nell’industria del riciclo: a fronte di unavvio a recupero industriale di 163 milioni di tonnellate di rifiuti su scalaeuropea, nel nostro Paese ne sono state recuperate 24,1 milioni di tonnellate,il valore assoluto più elevato tra tutti i paesi europei (in Germania ne sonostate recuperate 22,4 milioni di tonnellate). C’è anche questo dietro al fattoche l’Italia è uno dei cinque Paesi al mondo – assieme a Cina, Germania, Coreadel Sud e Giappone - che vanta un surplus commerciale con l’estero di prodottimanifatturieri superiore ai cento miliardi di dollari.

 

Lungidal soccombere alla globalizzazione, il nostro Paese ha quindi reagitoconquistando nuovi mercati e diversificando la propriaspecializzazione per intercettare nuove richieste di mercato. La greeneconomy è stato uno dei driver di questa evoluzione, permettendo a molteimprese del nostro made in Italy di tornare ad essere competitive e diriposizionarsi su nicchie ad alto valore aggiunto e di competere efficacementecon i paesi emergenti. Un driver valido tanto all’estero quanto in casa, vistala sempre maggiore sensibilità dei consumatori verso il tema ambientale, cometestimonia il sondaggio condotto da SWG per questo rapporto, secondo cui il 78%di cittadini italiani è disposto, nonostante la crisi dei consumi, a spenderedi più per prodotti e servizi eco-sostenibili. Se,all’inizio del nuovo secolo, più della metà degli italiani definiva il greenuna moda, oggi questo dato ha mutato completamente di colore. Per il 74%dell’opinione pubblica, la green economy è un reale nuovo modo di fare impresa,economia e società.

Unospread positivo che ci indica la direzione da seguire. Lo spiega ErmeteRealacci presidente Fondazione Symbola: “Non usciremo dalla crisi come ci siamoentrati, non ci metteremo alle spalle questa tempesta perfetta se non cambiandoe imboccando con convinzione la via della green economy, che è anche la stradamaestra per contrastare i mutamenti climatici. L’Italia deve affrontare i suoimali antichi, che vanno ben oltre il debito pubblico e che la crisi ha resoancora più opprimenti: le diseguaglianze sociali, l’economia in nero, quellacriminale, il ritardo del Sud, una burocrazia spesso persecutoria e inefficace.Deve rilanciare il mercato interno, stremato dalla mancanza di lavoro, dallepolitiche di rigore e dalla paura. E deve saper fare tesoro della crisi percogliere le sfide, e le opportunità, della nuova economia mondiale.Scommettendo sull’innovazione, la qualità, la bellezza, la green economy, perrinnovare il suo saper fare, la sua vocazione imprenditoriale e artigiana.L’Italia, insomma, deve fare l’Italia”.

“Che la cultura green non sia oggi più  soltanto patrimoniodi un piccola cerchia di illuminati”, sottolinea il presidente di Unioncamere, FerruccioDardanello, “ma, al contrario, sia un orientamento che sta progressivamenteconquistando gran parte dei nostri connazionali, è dimostrato dalladisponibilità, che quasi 8 italiani su 10 dichiarano, a preferire prodottieco-sostenibili all’atto dell’acquisto. Un acquisto peraltro oggi sempre piùoculato e attento, visto il permanere di una sostanziale crisi dei consumi.Questa semplice constatazione deve ancora di più valorizzare l’atteggiamentoseguito dalle nostre imprese, che si rivelano campioni anche nel fare undiverso tipo di made in Italy, in cui il rispetto della nostra tradizioneproduttiva si sposa indissolubilmente con la tutela dell’ambiente e si coniugacon una idea di business anche eticamente positiva, oltre che vincente”.

Sevogliamo rilanciare il sistema Paese è da qui che dobbiamo ripartire. Da questagreen Italy che rappresenta una delle punte più avanzate del Paese. Un’Italiainnovativa, competitiva e sostenibile da incoraggiare.

Geografia deglieco-investimenti

Lagreen Italy è diffusa in modo piuttosto uniforme lungo tutto lo Stivale, matrova nel Nord del Paese il suo punto di forza: si trovano qui quasi 170 miladelle nostre 341.500 imprese green, di cui 94mila nel Nord-Ovest e circa 75.600nel Nord-Est.  Un’altra buona fetta di imprese verdi si trovano alMeridione, circa 94.000, mentre nel Centro ce ne sono quasi 65 mila.Analogamente scendendo a livello delle singole regioni, spicca il numero diimprese lombarde che hanno fatto o faranno ecoinvestimenti: più di 62mila.Nulla da stupirsi, dunque, se è la Lombardia a guidare la classifica regionaleper  numero delle imprese green. Segue il Veneto con 35.650 imprese chepuntano sull’eco-efficienza, terza posizione all’Emilia-Romagna con 29.480imprese verdi. Seguono Lazio, Piemonte, Toscana, Campania e  Puglia,rispettivamente con 27.220, 24.710, 24.500, 20.070, 20.760 imprese attente alleloro performance ambientali. E quindi troviamo la Sicilia, a quota 19.150, e leMarche, che si attestano a 10.340 imprese green.  Passando dalle Regionialle Province, i livelli più elevati dinumerosità di imprese green spettano alle grandi realtà: Roma e Milano guidanola classifica con oltre 19.000 imprese green in ciascuna provincia, seguite daNapoli (quasi 13.000 imprese green) e Torino (poco più di 11.000).

 

Le green valleys italiane:geografia dei green jobs

Vistala presenza prevalente di imprese green nel Nord-Ovest, anche la diffusionegeografica della domanda di green jobs riproduce quella delle imprese green e vede una marcata concentrazione nel Nord-Ovest, dove le assunzionipreviste per il 2014 arrivano a sfiorare le 19.000 unità, di cui ben 13.100solo in Lombardia. Buone prospettive per le assunzioni dal mondo della greeneconomy anche nel Nord-Est, dove le assunzioni di green jobs programmate per il2014 sono 11.500, grazie soprattutto alla presenza del Veneto, dove se necontano quasi 5.000 unità.

Quasiappaiate, con un numero di assunzioni di green jobs previste nel 2014 attornoalle 10.000 unità in ciascun, le macro-ripartizioni del Meridione e del Centro;quest’ultimo vanta il Lazio in seconda posizione nella graduatoria pernumerosità assoluta di assunzioni di green jobs (5.600).  Scendendo neldettaglio provinciale, troviamo sul podio, con il più elevato numero di assunzionidi green jobs programmate per quest’anno, la provincia di Milano (circa 8.000unità), cui seguono la provincia Roma (4.700), Torino (quasi 3.300) e Napoli(più di 1.500).



Ufficio stampa Symbola 

Pubblicato il 4/11/2014 alle 14.12 nella rubrica Comunicati Stampa.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web