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Saline Joniche, fermare da subito un progetto vecchio che non ha più senso

Roma,22 ottobre 2014

 

“Buonenotizie per i cittadini calabresi e il futuro di Saline Joniche (RC): c’èspazio per fermare da subito l’anacronistico e antieconomico progetto direalizzare una centrale a carbone nel comune di Montebello Jonico. Un progettovecchio che non ha più senso. È chiaro infatti non c’è bisogno di nuovecentrali elettriche tradizionali, visto che già oggi abbiamo più impiantienergetici convenzionali di quelli che servono al Paese. Tanto che la stessa Enel ha annunciato non solo di rinunciare alla conversione a carbone di Porto Tolle, ma anche la chiusura di 23 centrali termoelettriche alimentate a fonti fossili. Il rilascio dell’autorizzazione daparte del Mise è infatti subordinato per legge al parere motivato dellaRegione. Questo, in sintesi, quanto emerge  dalla risposta del Ministerodello sviluppo economico all’interrogazione n.4-05632 di cui sono primo firmatario,sottoscritta anche dai colleghi, Oliverio,Magorno e Covello”, lo afferma Ermete Realacci, presidente della CommissioneAmbiente Territorio e Lavori Pubblici della Camera, commentando la risposta delMise alla sua interrogazione sulla costruenda centrale a carbone di SalineJoniche (RC).

“Nellarisposta del Mise, infatti, è scritto nero su bianco che la Regione con uneventuale rifiuto al rilascio dell’Intesa per la realizzazione della centralepuò determinare il diniego al rilascio dell’autorizzazione alla suarealizzazione, una interpretazione confermata anche dalla sentenza n.6 del 13gennaio 2004 della Corte Costituzionale. Parere motivato e dettagliato cheperò, a detta del Mise, la Regione non ha ancora formalizzato.  Anzichépuntare sul carbone - il combustibilefossile più inquinante che c’è - alimentandol’eccesso di impianti energetici convenzionali che già oggi caratterizza ilPaese, la Calabria può dunque avere un futuro migliore e scommettere su un piano di sviluppo sostenibileper Saline Joniche centrato sulla tutela e la valorizzazione dellerisorse ambientali e culturali calabresi, per lottare contro le organizzazionemafiose come la ‘ndrangheta, migliorare la qualità della vita e attrarre nuoviinvestimenti e flussi turistici nell’Area Grecanica”.

“Valela pena ricordare – conclude Realacci  - che sul progettodi Saline Joniche pesano non solo la ferma opposizione di EntiLocali, associazioni, liberi cittadini e diversi ricorsi al Tar, ma anchel’uscita dal progetto del socio di maggioranza, il gruppo svizzero apartecipazione pubblica Repower AG, arrivata a seguito del referendum popolaredel settembre 2013 che ha stabilito che le aziende svizzere a partecipazionepubblica non possono investire in centrali a carbone neanche al di fuori deiconfini nazionali. Quando basta, insomma, per tirare con decisione il freno amano su questo progetto antieconomico, contro l’ambiente e che non guardaal futuro”.

 


Ufficio stampa On. Realacci

Pubblicato il 22/10/2014 alle 15.12 nella rubrica Comunicati Stampa.

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