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25 aprile - Patria, onore, famiglia, dovere, futuro


Non riesco a leggere senza emozionarmi la testimonianza di chi è morto per ridarci libertà e dignità. Non erano mossi da valori ideologici ma da amore per la patria e per la famiglia, dall'onore, dal dovere. E' il caso di Pietro Benedetti, un ebanista comunista, che fu fucilato a Roma nell'aprile di settant'anni fa. Questo è il brano di una lettera inviata alla moglie durante la prigionia:

”Vi sono nel mondo due modi di sentire la vita. Uno come attori, l’altro come spettatori. Io, senza volerlo, mi sono sempre trovato fra gli attori. Sempre fra quelli che conoscono più la parola dovere che quella diritto. Non per niente costruiamo letti perché ci dormano su gli altri. Tutta la mia educazione, fin da ragazzo, mi portava a farmi comportare così. Ed anche ora, di fronte allo scempio della Patria, dei nostri focolari, delle nostre famiglie, io sentivo che era da codardi stare inerti e passivi. Ma forse con ciò calpestavo i miei doveri verso la famiglia? No, perché la causa che avevo sposata altro non era che quella dei nostri figli e delle nostre famiglie. Non sappiamo cosa sarà l’avvenire che io comunque già sento più bello, più buono del triste presente, di questo terribile oltraggio all'umanità. Ma qualunque esso sia e io dovessi essere inghiottito da questo vortice tremendo, che annienta uomini e cose, di fronte al giudizio dei miei figli, preferisco essere il padre che ha risposto all'appello del dovere, anziché il codardo che se ne sottrae”.
Pietro Benedetti

Difficile cercare di essere all'altezza di questi sacrifici ma è necessario per costruire un'Italia migliore...

Pubblicato il 24/4/2014 alle 9.1 nella rubrica Diario.

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