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Le geografie del nuovo made in Italy

Milano, 8 maggio 2009 

Esiste una larga condivisione sui punti di debolezza dell’Italia. Non altrettanto non si può dire sui nostri punti di forza. La ricerca ITALIA, geografie del nuovo made in Italy presentata oggi alla Campionaria delle qualità italiane da Symbola e Fondazione Edison ci fa cogliere nelle caratteristiche del nostro sistema produttivo le radici di una scommessa sul futuro. Una scommessa che si nutre di valori e di coesione sociale, di innovazione e ricerca, di ambiente e cultura, tutti elementi che possono rappresentare formidabili fattori produttivi in grado di valorizzare i saperi e i talenti dei territori. Quello che emerge è che nel corso di questi anni l’Italia si è rafforzata in molti settori puntando sulla qualità, producendo quell’innovazione che fa dire ad autorevoli osservatori che le nostre aziende sono già, grazie anche al posizionamento nel campo dell’innovazione e della qualità in vari comparti produttivi, nel cuore della green economy.

“C’è ampia convergenza sui nostri problemi a cominciare dall’enorme debito pubblico, dalla distanza che separa il nord dal sud, dagli scarsi investimenti pubblici nella ricerca, da un apparato burocratico spesso inconcludente, dall’abnorme presenza della illegalità in molti campi”, commenta Ermete Realacci , presidente di Symbola “Molta meno sulla nostra forza. E’ un l’Italia”, che ha un grande bisogno di essere messa in rete, raccontata, rappresentata per quello che è, e di riconoscersi in un progetto comune per essere più forte. È questa oggi la sfida. Intervenire per mitigare i drammatici impatti sociali ed economici della crisi in corso, rassicurare cittadini, operatori e mercati e al tempo stesso operare scelte chiare e lungimiranti che scommettano su un’ economia a misura d’uomo, capace di affrontare e di rispondere alle grandi questioni della nostra contemporaneità, a partire da quella ambientale. Assumere responsabilità politiche, economiche, scientifiche e tecnologiche che realizzino un investimento forte sulle frontiere della conoscenza, nei settori più vitali e creativi, dall’innovazione tecnologica al risparmio energetico, alle fonti rinnovabili. ”.

Ma vediamo nel dettaglio quali sono gli elementi che raccontano le nuove geografie del made in Italy.

Industria. L’Italia è il secondo Paese industriale manifatturiero d’Europa dopo la Germania. L’indice di competitività elaborato da Onu e Wto, che si chiama Tpi – Trade performance index, colloca il nostro Paese al secondo posto, dietro la Germania , nella classifica dei dieci paesi più competitivi nel commercio mondiale. Primo nel tessile, nell’ abbigliamento e nel cuoio, pelletteria e calzature. Secondo nella meccanica non elettronica, in quella elettrica e negli elettrodomestici, nella chimica, nei prodotti manufatti di base (prodotti in metallo, marmi, piastrelle in ceramica), nell’ occhialeria, nell’ oreficeria e nei prodotti miscellanei. Siamo oggi leader mondiali negli yacht di lusso.
È di qualche settimana fa il rapporto della Goldman Sachs, intitolato “ L’Italia va meglio di quanto si creda”, dove si riconosce che il nostro Paese è tra i meno indebitati, ha imprese private dai bilanci solidi, famiglie risparmiatrici e ricche, oltre che un sistema bancario in grado di resistere meglio di altri alle turbolenze finanziarie di questa crisi.
La Royal Bank of Scotland con il suo “Financial fragility index” riconosce al nostro Paese una stabilità finanziaria quasi analoga a quella della Francia e solo di poco inferiore a quella della Germania, davanti a paesi come Belgio, Olanda, Austria, oltre che Spagna Portogallo e Irlanda.

Turismo. L’Italia è al quarto posto nella classifica dei principali paesi del mondo per entrate turistiche e il secondo in Europa soltanto dietro la Spagna per numero di pernottamenti di stranieri e il primo per numero di pernottamenti di turisti russi e cinesi.
Italia è il primo paese al mondo per numero di siti classificati dall’ Unesco nella lista del patrimonio culturale mondiale. Per superficie protetta da parchi nazionali siamo secondi in Europa e quarti per quella tutelata da parchi regionali.

Agroalimentare. Nel 2008, l’export ha registrato gli incrementi più elevati (10%), nell’ambito dell’intero sistema produttivo nazionale, accompagnati da una positiva stabilità dei consumi interni.
Siamo al primo posto in Europa nella graduatoria dei prodotti Dop e Igp con 173 prodotti certificati, seguiti dalla Francia con 161, quindi dalla Spagna con 117.
Produciamo il 40% in meno del vino rispetto alla metà degli anni 80, ma il valore dell’ export è quadruplicato raggiungendo i 3,5 miliardi di euro. Una produzione nel segno della qualità con 316 Doc, 35 Docg, 119 Igt e 12 denominazioni a valenza interregionale. Siamo i primi esportatori nel mondo e pari alla Francia per esportazioni verso gli Stati Uniti.
Terzo negli alimentari trasformati (vino,olio, pasta,conserve, prodotti da forno,carni lavorate).
L’Italia è leader europeo per la diffusione del metodo della produzione biologica . Nel nostro Paese opera circa un terzo delle imprese biologiche europee e si colloca un quarto della superficie bio comunitaria.

Localismo e Terzo settore. Lo sviluppo economico prodotto dalla laboriosità e dalla creatività dei territori italiani è stato esaltato dalla sussidiarietà orizzontale incentrata sulla separazione, all’interno dei distretti, delle varie fasi delle attività produttive tra operatori specializzati e da importanti forme di collaborazione tra gli imprenditori stessi, le loro associazioni e le istituzioni locali.
Oggi possiamo stimare in ben oltre 300.000 le organizzazioni non profit presenti nel nostro Paese, cioè una ogni 200 cittadini. Uno degli sviluppi maggiori degli ultimi anni riguarda le fondazioni: poco più di 3000 nel 1999 ad oltre 4.700 nel 2005 (incremento quasi del 60%).

Innovazione. Nel 2008 si è registrata la crescita di quelle piccole e medie imprese che affrontano la competizione del mercato globale incrementando la qualità dei prodotti – il 71% contro il 64% della media europea- e che ottengono, in media, il 12% del loro fatturato dall’ immissione sul mercato di prodotti e servizi innovativi, meglio di Germania, Spagna e Francia.
L’Italia è leader europeo nella fotonica di cui rappresentiamo l’8% del mercato continentale.
Nel biotech e in particolar modo nelle scienze della vita con una specializzazione nel farmaceutico che ci fa essere il terzo paese in Europa per numero di addetti e il quinto al mondo in una classifica dominata da Stati Uniti e Giappone;
Nell’aerospaziale siamo settimi al mondo e quarti in Europa, con una posizione di rilievo mondiale nel settore degli elicotteri, nella produzione di sistemi radar e nel controllo del traffico aereo.

Arte e Cultura. L’industria culturale il cui valore corrisponde al 6,3% del PIL italiano in media con quello europeo di poco superiore, ad esempio siamo il terzo produttore europeo nel cinema di animazione.
L’Italia è seconda nel mondo per numero di brevetti registrati: nel periodo compreso dal 2003 al febbraio 2009, il 14,8% del numero complessivo dei depositi di registrazione di disegni e modelli comunitari nel mondo è avvenuto in Italia. Il potenziale di crescita di questi valori è molto alto, se solo si considera che l’immenso patrimonio storico-artistico che il Paese ha a disposizione è il più vasto a livello mondiale: oltre 3.400 sono i musei, cui si aggiungono 2.000 aree e parchi archeologici e 43 siti Unesco.

Pubblicato il 8/5/2009 alle 12.15 nella rubrica Comunicati Stampa.

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