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Nucleare, ritorno al passato

Lettera 

Scrivo a lei sperando di avere qualche informazione aggiuntiva rispetto a quelle uscite sugli organi di informazione.
A 23 anni dal disastro di cernobyl si continuare a parlare di nucleare. Ammesso e non concesso che le centrali di oggi siano più sicure e che stragi del genere non possano più accadere, esattamente in quali comuni il governo pensa di realizzarle? La popolazione ha ancora il diritto di saperlo, oppure no?
E poi, quanto ci costerebbe davvero reinvestire nel nucleare? 

Grazie
Ivan 


Risposta

Caro Ivan, con la tua mail hai toccato uno dei punti nevralgici della politica energetica del governo Berlusconi.
Anziché innovare e investire sulle fonti di energia pulite, così come indica anche la direttiva europea del 20-20-20, con Berlusconi è ritornata alla grande sulla scena politica italiana l’energia nucleare che viene presentata dai suoi promotori come una fonte di energia che ha risolto i problemi di sicurezza, pulita, illimitata e di basso prezzo. Non è così. Aggiungo, purtroppo. Anche tralasciando i problemi di sicurezza e la questione aperta dello smaltimento delle scorie, il nucleare ha segnato il passo in questi anni nei Paesi occidentali proprio per i suoi costi elevati. È per questo motivo che negli Stati Uniti, dove la produzione dell’energia elettrica è tutta in mano ad operatori privati, gli ordini di nuove centrali nucleari sono cessati dal 1978, da prima dell’incidente di Chernobyl. E la Germania, che pure si è data obiettivi molto ambiziosi di riduzione delle emissioni di CO2, - meno 40% entro il 2020 – ha confermato che per quella data chiuderà le sue centrali nucleari. La situazione può cambiare di molto se diverrà concreta la possibilità del nucleare di quarta generazione. Un nucleare che, come dice Carlo Rubbia, affronta alla radice molti problemi legati alla sicurezza e alla gestione delle scorie. E riduce di molto i costi. Per questo ritengo che l’Italia debba essere presente in maniera significativa nella ricerca che va in questa direzione. Intanto mettiamoci in moto da subito. Abbiamo preso l’impegno, in sede europea, pena il pagamento di pesanti penali, di ridurre del 18% le emissioni di CO2 entro il 2012. Dubito che per quella data sia stata posta, come dice il Ministro Scajola, la prima pietra di una nuova centrale nucleare e in ogni caso non produrrà un Kwh prima della fine del prossimo decennio.

Premesso ciò, rispondo alle tue domande. La lista ufficiale dei comuni interessati dalle nuove centrali ancora non esiste. Ma dovrà essere resa pubblica a breve, visto che il programma del governo, a meno di possibili cambi di idea, prevede l’individuazione del primo sito entro l’anno e la posa della prima pietra entro la fine della legislatura. Per il momento il ministro dello Sviluppo Economico ha assicurato di avere un elenco “segreto” di 34 comuni pronti a ospitare le centrali, tra cui uno in Sicilia e uno in Sardegna, ma in pole position ci sono le stesse cinque aree delle centrali nucleare dimesse. A regolare il settore, sarà la costituenda Agenzia per la Sicurezza Nucleare (ASN), che opererà sotto la presidenza del Consiglio dei ministri e alla quale spetteranno i poteri autorizzativi sui progetti, mentre saranno limitate al minimo le capacità d’intervento degli enti locali nei territori coinvolti. In sostanza, il governo pensa di risolvere la patata bollente dell’individuazione dei siti, in barba a ogni fonte di federalismo, dichiarando centrali e centri di stoccaggio delle scorie “siti di interesse strategico nazionale”, fattispecie per la quale Roma può imporre agli enti locali scelte bocciate dal territorio.

Ermete



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Sono nato a Sora (FR) il primo maggio 1955 e vivo a Roma. Ho guidato fin dai primi anni Legambiente, di cui sono tuttora presidente onorario. Ho promosso e presiedo Symbola, la Fondazione per le qualità italiane... biografia completa
 
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