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Cambiamenti climatici

L’obiettivo è possibile se istituzioni, la politica, l’economia, la società si muoveranno con decisione. La prossima finanziaria è un banco di prova importante e la Camera dei Deputati ha cominciato a fare la sua parte.

È stato, infatti, un lavoro intenso e approfondito quello che ha portato la Commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici a predisporre la relazione al Parlamento sui mutamenti climatici su mandato del Presidente della Camera, Fausto Bertinotti, e della conferenza dei capigruppo.

La sfida posta all’umanità dai mutamenti climatici prodotti dall’uomo ha caratteristiche assolutamente inedite e attraversa l’insieme delle scelte e delle politiche. Sono stati per questo coinvolti i rappresentanti di dieci ministeri, ascoltati gli esponenti del mondo scientifico, economico, delle organizzazioni sociali, delle associazioni, delle istituzioni a tutti i livelli.

La relazione, predisposta con un lavoro comune della Commissione coordinato dall’on. Benvenuto e approvata a larga maggioranza, ha come obiettivo quello di delineare le linee di azione del nostro Paese, per recuperare la grande distanza oggi esistente tra impegni presi a livello internazionale e politiche concrete. Significativi segnali ci sono stati già nella scorsa finanziaria, ma servono ora atti molto più impegnativi e nella relazione sono presenti molte proposte che possono essere recepite da subito.

È importante riflettere brevemente sulle condizioni nuove in cui questa sfida si pone oggi per vari motivi. 

Innanzitutto non ci sono più significativi dubbi sull’esistenza del problema. Non sto ovviamente riferendomi agli scenari, più o meno drammatici, che vengono di volta in volta presentati. Personalmente non amo, e soprattutto non ritengo utile un approccio di tipo catastrofista: se la catastrofe fosse certa e incombente sarebbe più probabile un atteggiamento di rimozione, di fuga, di rassegnazione che non la spinta ad un’azione comune…

Ma la realtà parla da sola: per dirla con G. B. Shaw “i fatti sono argomenti testardi”.

Già nel nostro paese assistiamo ad un significativo arretramento dei ghiacciai e ad una riduzione dell’innevamento delle Alpi, con le conseguenze che questo ha sul bacino del Po, conseguenze di cui si è anche occupato di recente il Gruppo Parlamentare dell’Ulivo. Quando da  vari anni il mare di Pisa ha la stessa temperatura del mare di Algeri e cambiamo flora e fauna dei nostri mari, è difficile far finta di niente. Per non parlare degli effetti possibili sull’aumento dei flussi migratori e dei conflitti legati alla riduzione delle risorse idriche in alcune aree del mondo.

Anche per questo ci sono stati grandi cambiamenti nell’atteggiamento del mondo economico. Nel 1992, all’epoca del summit Onu sull’ambiente di Rio de Janeiro, grandi imprese spesero decine di milioni di dollari per confutare l’esistenza del problema. Oggi negli Usa molte grandi compagnie fanno pressione su Bush perché prenda sul serio la questione. Interrogato da un giornalista sul perché di questa drastica inversione di rotta, l’amministratore delegato di una grande compagnia elettrica ha dichiarato, con la brutalità che talvolta hanno gli americani: “se è chiaro che c’è una cena, preferisco fare la parte del convitato piuttosto che quella della pietanza”. Un’intelligenza che ancora non hanno alcune imprese italiane.

Le politiche per combattere l’aumento dell’effetto serra sono, del resto, anche una straordinaria occasione per rinnovare la nostra società e la nostra economia. Per investire in innovazione, ricerca e conoscenza. Per fare ricorso alla più straordinaria fonte di energia rinnovabile e non inquinante a nostra disposizione che è l’intelligenza umana. È forse anche per questo che grandi paesi europei come la Germania e la Francia stanno accelerando, nella relazione se ne parla, ponendosi obiettivi ancora più avanzati di quelli unilateralmente assunti dall’Unione Europea.

Recentemente, al vertice Onu sull’ambiente, lo stesso governatore Arnold Schwarzenegger ha proposto la “sua” California come leader in questa sfida anche in nome dell’eredità della Silicon Valley.

L’Italia non può essere assente e sono certo può portare un forte contributo, utilizzando anche la vitalità del suo sistema di piccole e medie imprese, favorendo la sua naturale propensione per un’economia che punti più sulla qualità che sulla quantità dei prodotti.

Infine, la questione dei mutamenti climatici dà carisma e forza alla buona politica. Quella che vuole costruire un futuro migliore per i singoli e per le comunità. Quella il cui scopo, per dirla con Bob Kennedy, è “addomesticare l’istinto selvaggio dell’uomo e rendere dolce la vita sulla terra”.

Sembra averlo capito l’Unione Europea che, con un contributo deciso della presidenza Prodi, ha assunto la leadership in questo campo, dando concreta attuazione al preambolo della Costituzione laddove si parla dell’Europa come “spazio privilegiato della speranza umana”. Lo hanno compreso tanti leader non solo di centro-sinistra ma anche di centro-destra come la Merkel, Sarkozy, Cameron.

Deve essere al centro anche della costruzione del Partito Democratico. Sappiamo che il nostro impegno avrà successo se sapremo rispondere con concretezza ai problemi di oggi e dare speranza e fiducia nel futuro.

Se sapremo additare al Paese, a tutto il Paese, una meta ed un percorso condivisi, in grado di mobilitare le migliori energie. Al Gore in una recente intervista sui mutamenti climatici ha fatto ricorso ad un’efficace proverbio africano: “Se vuoi andare veloce vai da solo, se vuoi andare lontano vai insieme agli altri”. Troppo spesso l’Italia non è stata in grado di muoversi insieme, ed è per questo restata al palo, in una sfida come quella dei mutamenti climatici non possiamo permettercelo. Il Partito Democratico nasce anche per questo.

Roma, luglio 2007
On. Ermete Realacci 

 



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Sono nato a Sora (FR) il primo maggio 1955 e vivo a Roma. Ho guidato fin dai primi anni Legambiente, di cui sono tuttora presidente onorario. Ho promosso e presiedo Symbola, la Fondazione per le qualità italiane... biografia completa
 
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