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Un'unione efficace di creatività e legami con il territorio

di Ermete Realacci, Presidente della Fondazione Symbola
Sole24Ore, 6 novembre 2017



A venti anni dal Protocollo di Kyoto e alla vigilia della COP23 di Bonn, la green economy si presenta sempre più non solo come una necessità per contrastare i mutamenti climatici, ma come una straordinaria opportunità per affrontare la crisi e cambiare l’economia. Per costruirne una più a misura d’uomo e per questo più forte, innovativa, competitiva: come ricorda anche Mauro Magatti nel suo “Cambio di paradigma”.
Un’esigenza sentita dalla Fondazione Nobel se quest’anno il premio  è stato assegnato ad un economista “atipico”, che riflette sulle persone e sulle comunità: Richard Thaler che, con la sua “spinta gentile”, ha spiegato come i tratti umani incidano sugli esiti del mercato. Era già accaduto quando il premio del dopo crisi, nel 2009, è andato  a Elinor Ostrom per il suo lavoro sui beni comuni.
In questo percorso ormai avviato, molte imprese e molti territori sono in campo con un approccio italiano a questa sfida, che parte dalle antiche vocazioni del nostro modo di produrre. Perché in Italia green economy coniuga sostenibilità e competitività, efficienza e bellezza, qualità e innovazione, saperi dei territori e coesione. E’ l’Italia che fa della soft economy il suo biglietto da visita nel mondo. Una lettura confermata dal rapporto Green Italy della Fondazione Symbola e di Unioncamere.
Il nostro sistema produttivo, secondo i dati Eurostat, è secondo tra i big europei, dopo la Gran Bretagna, per uso efficiente dell’energia: consumiamo 13,7 tonnellate di petrolio equivalente per milione di euro prodotto, la Gran Bretagna 8,3 (ma quella britannica è un’economia di finanza e servizi, la nostra invece è più manifatturiera), la Francia 14,4; la Spagna 15 e la Germania quasi 18. Facciamo meglio poi nella produzione di rifiuti: con 41,7 tonnellate per milione di euro prodotto siamo i più efficienti in Europa, di nuovo molto meglio della Germania (65,5 tonnellate).
Dall’ENEL, che ha acquisito una leadership mondiale nel costruire il futuro energetico, alle PMI, dalla meccatronica al Made in Italy più tradizionale, dall’agricoltura di qualità all’hi-tech, molti mondi sono in movimento. Sono 355 mila le imprese italiane dell’industria e dei servizi con dipendenti che hanno investito nel periodo 2011-2016, o prevedono di farlo entro il 2017, in prodotti e tecnologie green: il 27,1% dell’intera imprenditoria extra-agricola con dipendenti (nell’industria sono il 33,7%). E sono le imprese che innovano di più e crescono di più: nell’anno in corso si prevedono 320 mila nuovi green jobs. E fortissimo è il legame con il Piano Nazionale Industria 4.0: molte delle tecnologie abilitanti rispondono proprio alla necessità di maggiore efficienza. 
Dietro alla green economy esiste un modo di far economia “inclusivo” dal punto di vista produttivo, che guarda alla competitività secondo logiche attente alla tutela delle comunità: ben oltre due terzi delle medie imprese industriali che realizzano eco-investimenti forniscono apporti diretti allo sviluppo del territorio attraverso contributi finanziari o con la realizzazione in proprio di iniziative solidaristiche e culturali, nonché attraverso collaborazioni con soggetti locali o nazionali per progetti di sviluppo (solo un terzo nel caso delle imprese non investitrici).
Dalle istituzioni e dalla politica può venire un contributo importante. Ad esempio da una Strategia Energetica Nazionale che sia al tempo stesso concreta e ambiziosa. Penso all’abbandono del carbone nella produzione di energia elettrica, all’individuazione dell’obiettivo del 100% di rinnovabili al 2050, alla scelta di favorire l’autoproduzione sul posto di energia rinnovabile per cittadini, comunità, imprese.
Ma è importante guardare con occhi diversi il nostro Paese. Chiamare a raccolta i tanti talenti presenti nella società, nell’economia, nei territori.
Diceva Thomas Edison -che di sfide se ne intendeva- “se fossimo ciò che siamo capaci di fare, rimarremmo letteralmente sbalorditi”.








permalink | creato da team_realacci il 6/11/2017 alle 10:35 | Versione per la stampa
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Sono nato a Sora (FR) il primo maggio 1955 e vivo a Roma. Ho guidato fin dai primi anni Legambiente, di cui sono tuttora presidente onorario. Ho promosso e presiedo Symbola, la Fondazione per le qualità italiane... biografia completa
 
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