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Riforma dei Parchi: un'Italia che guarda al futuro. Il mio intervento in Aula

RESOCONTO STENOGRAFICO DELLA SEDUTA D'AULA DEL 27 MARZO 2017
ORDINE DEL GIORNO: DISCUSSIONE GENERALE SULLA RIFORMA DEI PARCHI


INTERVENTO DI ERMETE  REALACCI: 
Presidente, il relatore Borghi ha ben illustrato la filosofia con cui abbiamo cercato di lavorare: un lavoro intenso, ampio, aperto all'esterno su questa legge. Questo dibattito è importante perché punta a ridare centralità ai parchi. Diciamo la verità: la politica dei parchi è sembrata perdere dinamismo  nell'ultimo periodo, invece è una politica essenziale per il Paese.
L'azione che il Senato ha portato avanti, soprattutto su impulso del collega Caleo, punta alla manutenzione straordinaria di una legge che è stata molto importante. Quando nacque la legge n. 394 del 1991, l'obiettivo di avere il 10 per cento di aree protette in Italia sembrava ambizioso e irraggiungibile: attualmente questo obiettivo è stato superato. È stato superato attraverso l'istituzione dei parchi nazionali: questo 10 per cento è raggiunto, grosso modo, per una metà da parchi nazionali, un po' di più, e per l'altra metà da parchi e riserve regionali.

Questo obiettivo è passato attraverso un primo punto: ci tornerò poi alla fine, perché vorrei anche che fosse un dibattito franco e all'altezza delle sfide che il Paese ha davanti, come ricordava il collega Borghi. È passato anche attraverso la definizione di un'idea di parco: quando si istituisce il parco in Italia, non si sta istituendo un parco né a Yellowstone né in Antartide. Fare un parco in Italia significa incrociare valori naturalistici - flora, fauna, grandi mammiferi, il chirocefalo del Lago di Pilato che  è un crostaceo straordinario, che vive soltanto in quel lago del Parco dei Sibillini - ma anche valori umani: Norcia, Preci, le cattedrali, le attività, un paesaggio che è segnato dall'azione dell'uomo.

Già nel 1991 ci fu uno scontro: oggi si presentano come strenui difensori della legge n. 394, addirittura come padri di quella, persone che non parteciparono a quella partita o che erano contro la legge n. 394. Perché c'era già allora un'idea prefettizia dei parchi (lo Stato nomina qualcuno e lui decide) e c'era un'idea, invece, che tendeva a considerare i parchi un pezzo dell'Italia. I parchi non erano pensati come una specie di “Fortezza Bastiani”, che, in attesa dell'arrivo dei Tartari, si chiude in se stessa, e poi alla fine sappiamo che fine ha fatto il povero Giovanni Drogo, alla fine del libro bellissimo di Buzzati. I parchi erano invece pensati come il prototipo di un'idea di Italia.

Dentro questo ragionamento, è giusto che ci sia un dibattito franco, anche aspro, a patto che questo dibattito non sia viziato da disinformazione o da malafede, magari dovuta all'esigenza di marketing di persone, di associazioni, di gruppi politici.

Allora, lo dico con grande semplicità: il lavoro che abbiamo fatto alla Camera (parlo del testo uscito dalla Camera, che recepisce molte delle cose introdotte al Senato, ma in qualche caso cambia delle cose che al Senato erano state previste), in tutti i punti è migliorativo rispetto alla legge n. 394: non c'è un solo punto del testo che è all'esame della Camera, in cui ci sia un arretramento rispetto alla legge n. 394. Per esempio, si discute molto delle qualificazioni dei presidenti e dei direttori. Si può anche migliorare, penso che possiamo introdurre dei miglioramenti nel corso dell'esame in Aula, ma nella legge n. 394 non c'erano qualificazioni per i presidenti e per i direttori. Al tempo stesso bisogna stare molto attenti nell'indicare delle qualificazioni rigide, che rischiano poi di arrivare quasi al nome e cognome di quelli che devono fare i presidenti e i direttori, perché in qualche caso abbiamo avuto ottimi presidenti e ottimi direttori che avevano percorsi diversi. Io vorrei ricordare che nel maggio dell'anno scorso è scampato a un attentato mafioso Giuseppe Antoci,  presidente di un parco regionale, il Parco dei Nebrodi, un parco importante. Questo presidente è un bancario e ha fatto una battaglia di legalità essenziale per quel parco. Oppure Angelo Vassallo, che era il sindaco di Pollica, un sindaco pescatore, e che io avrei  visto bene come  presidente del Parco del Cilento. Era anche un mio amico personale, è stato ammazzato per la sua battaglia sulla legalità, e si è battuto con grande intelligenza e lungimiranza per il Parco. Secondo alcuni, queste persone non avrebbero dovuto fare i presidenti dei parchi. Io su questo non sono d'accordo!

Anche altre cose che sono state dette non corrispondono al vero. Si è detto che si abbassa la tutela della fauna selvatica in questa legge: è una balla colossale! Nella legge n. 394 non c'era l'obbligo, che in questa legge c'è, di avere un passaggio obbligatorio dell'ISPRA per valutare eventuali piani di abbattimento delle specie dentro i parchi. Voglio essere anche qui chiaro: io rispetto profondamente e veramente la posizione di chi è contrario, in qualsiasi situazione, all'abbattimento di un animale, la rispetto; però, quando si parla di tutela degli equilibri ambientali, la partita è un'altra: a livello internazionale, nei parchi questo si fa sempre, quasi sempre. Ed è chiaro che c'è una grande differenza fra il lupo e il cinghiale! Io dico qui che il lupo… E questo lo dico anche al Governo, perché il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare ne è componente: nel Piano lupo così come è previsto, che contiene molte misure importanti per salvaguardare anche l'attività degli allevatori, le attività che ci sono nel territorio, gli abbattimenti vanno stralciati, perché il lupo è un pezzo importante della fauna selvatica; ma i cinghiali sono un'altra partita. Sempre sotto il governo dell'ISPRA, se i cinghiali sono in sovrannumero, si potranno fare i trappolamenti, si potranno fare anche forme di contenimento non cruento: non erano previsti nella legge n. 394, sono previsti adesso nella legge, ma poi alla fine gli abbattimenti ci stanno. Ed è stato tolto, come chiesto dagli ambientalisti, il fatto che potessero partecipare a questi abbattimenti, dopo adeguati corsi e qualificazione, cacciatori che venivano fuori dalle aree dei parchi o delle aree contigue: in Italia le aree contigue esistono soltanto nel Parco del Cilento, lo dico per capirci. E bisogna anche sapere, quando si parla di lobby, di cose, con la testa rivolta al passato, che oggi i cacciatori sono la metà di quando nacque la legge n. 394: è un esercito in ritirata; cerchiamo di fare i conti con l'Italia del futuro, non con l'Italia del passato.

Lo stesso ragionamento vale per altre questioni. Il collega Borghi ha ricordato una cosa che con grande forza abbiamo cercato di fare in questo passaggio alla Camera, quella di  introdurre un ragionamento di sistema: perché quelli che sono stati più abbandonati, nel corso di questi anni, sono stati i parchi regionali. E anche le riserve marine: alcuni hanno addirittura chiesto che le riserve marine diventassero come parchi nazionali. A parte, purtroppo, che non avevamo le risorse, anche se ci sono risorse importanti per la partita del Piano triennale delle aree protette; ma non si può procedere in maniera superficiale. Le riserve marine sono un sistema molto differenziato in Italia: abbiamo la riserva di Miramare, che è una riserva per fortuna ben gestita da tempo dal WWF; la collega Pellegrino la conosce bene. Ma la riserva di Miramare sono 30 ettari! Pensare per una riserva di 30 ettari il presidente, il direttore, la pianta organica è ridicolo, perché alcuni parchi nazionali sono più di 120.000 ettari. Quindi, è chiaro che devi avere strumenti differenziati, devi avere la dignità di quelle riserve; attraverso i consorzi è possibile anche cedere personale a quelle riserve, ma non si può dire che tutti diventano parchi nazionali. 

E’ invece molto importante che si individui con chiarezza, alla fine, la missione dei parchi; questa missione, in Italia, è un incrocio inscindibile fra rigore della conservazione e scommessa sulle comunità, sul saper fare, su quello che è l'Italia. Questa è una costante nel lavoro della nostra Commissione. Nel decreto sul terremoto noi abbiamo fatto inserire una misura che è stata anche contrastata, cioè il fatto che venissero dati ai due parchi nazionali Sibillini e Gran Sasso e Monti della Laga, che contengono larga parte del cratere che è stato colpito dai terremoti che hanno ferito l'Appennino centrale, un distaccamento di 15 unità in più, come viene fatto per i comuni. Ciò non è fatto per pratiche burocratiche, non è neanche fatto per proteggere il chirocefalo che se la cava da solo, nel Lago di Pilato, è fatto perché noi pensiamo a quei parchi come a un pezzo della rinascita, come a un pezzo del futuro, come a un pezzo in cui l'Italia fa l'Italia e incrocia natura, bellezza, cultura, patrimonio storico-culturale, saper fare e anche rispetto alle attività che nei parchi si svolgono, lasciamo perdere la partita delle royalties, le royalties sono sotto attacco, ma non dagli ambientalisti, da quelli che le devono pagare e se salteranno, salteranno per le lobby, non salteranno perché c'è un'opposizione da parte degli ambientalisti. Ma quando noi andiamo a operare, per esempio, in questi paesi, in questi parchi, in questi territori colpiti dal terremoto, abbiamo in mente un punto di riferimento. Legambiente ha fatto una bellissima campagna che è titolata: La rinascita ha il cuore giovane, in cui ha selezionato giovani aziende agricole e di allevamento nelle aree colpite dal terremoto e i rappresentanti di quelle aziende, spesso donne, sono o non sono un pezzo del progetto del parco, oppure devono fare qualche percorso, avere qualche pedigree? Quando si parla dell'inserimento nei comitati direttivi dei parchi - che non cambiano di natura rispetto al passato, anzi, abbiamo reintrodotto la presenza della comunità scientifica in tutti i parchi nazionali - di agricoltori o pescatori, finalizzato, come c'è scritto, alla sostenibilità di quelle attività, viene messo nella legge - e non c'era nella legge n. 394 - il riferimento esplicito alla tendenza verso forme di agricoltura biologica o biodinamica. Quando pensiamo all'inserimento di quelle figure, lo pensiamo, appunto, perché nel progetto dei parchi italiani ci sono anche gli esseri umani, c'è l'Italia, la sua storia e il suo futuro e da questo punto di vista io penso che possiamo introdurre dei miglioramenti, anche nella qualificazione delle figure dei presidenti e dei direttori – lavoriamo, anche in Aula -, però qui c'è un punto di differenza che io vorrei sottolineare. C'è chi ha in mente un'idea di parco sostanzialmente appannaggio di un gruppo di esperti che calano, magari perché sono ambientalisti, e io sono un ambientalista, e decidono loro su quelle comunità. In Italia questo non è possibile, se avessimo fatto così, non avremmo fatto i parchi d'Italia. In Italia, quello che è necessario fare è fare dei parchi un prototipo dell'idea di Italia, perché poi, quando andiamo a vedere di nuovo i comuni colpiti dal terremoto, Amatrice, Norcia, Visso, Preci, Ussita, sono tutti comuni dei parchi. Quando noi andiamo a vedere fra gli scenari più suggestivi dei nostri parchi, ci sono i Piani di Castelluccio, io mi auguro che si trovi la maniera di fare arrivare i trattori per tempo, perché la fioritura dei Piani di Castelluccio è uno degli spettacoli più belli del nostro Appennino e va salvaguardato quello spettacolo. Come pure introduciamo, per esempio, in questa legge il divieto dell'eliski; non c'era questo problema un quarto di secolo fa, adesso c'è e c'è un'idea di turismo diversa. Io sono stato a un interessante convegno a Lanzo, in cui si parlava di un'esperienza di un piccolo comune piemontese, Balme, che ha costruito un'idea di turismo proprio vietando l'eliski, l'idea del turismo nei parchi è un'altra cosa, vietare l'eliski fa capire qual è l'idea di turismo che abbiamo e potremmo continuare anche a lungo.

Termino, dicendo che da questo punto di vista il punto chiave è capire che i parchi in Italia sono un progetto anche delle comunità e degli uomini. Sono un progetto per l'Italia. Nel Macbeth di Shakespeare c'è una immagine che mi ha sempre colpito molto: le streghe di Eastwick predicono a Macbeth che lui sarà distrutto quando la foresta di Birnam muoverà contro di lui.
Ovviamente sembra impossibile che la foresta di Birman si metta in movimento e, infatti, non è la foresta di Birman che poi abbatte il Macbeth, a battere l'idea di uno sviluppo vecchio, datato, dannoso per l'Italia, ma sono gli armigeri che prendono le fronde degli alberi e muovono contro Macbeth. 
Le ragioni della natura, in Italia, per la nostra cultura millenaria, sono state forti quando si sono sposate con le ragioni degli uomini, quando hanno costruito Venezia, quando hanno costruito le Cinque Terre. Allora, questa è la forza dei parchi italiani; questa è la forza dei parchi europei, ma soprattutto italiani, difendere questa forza è la filosofia della legge n. 394 e il lavoro che qui facciamo va in quella direzione, è una scommessa sostanzialmente sulla parte migliore dell'Italia e sulla messa in moto di energie umane, scientifiche, tecniche, comunitarie che sono la base del nostro futuro (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).



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permalink | creato da team_realacci il 28/3/2017 alle 9:57 | Versione per la stampa
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Sono nato a Sora (FR) il primo maggio 1955 e vivo a Roma. Ho guidato fin dai primi anni Legambiente, di cui sono tuttora presidente onorario. Ho promosso e presiedo Symbola, la Fondazione per le qualità italiane... biografia completa
 
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