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Anche nel Mediterraneo presenti ‘zuppe di plastica’, cosa progetta il Min.Ambiente contro l’inquinamento marino da plastica?

Roma, 11 luglio 2014



Il presidente della Commissione Ambiente della Camera Realacci presenta una interrogazione al Ministro dell’Ambiente sull’inquinamento marino da plastiche



“Un mare di plastica delle più svariate dimensioni. E’ questo l’allarme che arriva dalla recente indagine ‘Beach litter’  di Legambiente, secondo la quale il 65% dei rifiuti presenti sulle spiagge italiane è costituito da plastica. E come è ben noto solo una ridotta frazione di rifiuti finisce sulla costa, mentre la maggior parte affonda in mare. Dunque i rifiuti trovati sulle nostre spiagge sono solo la punta dell’iceberg di un inquinamento ben più diffuso dei nostri mari. Dato confermato dalla nota presenza anche nel Mediterraneo di isole formate dall’accumulo di rifiuti di plastica, sorelle della più nota Pacific Trash Vortex. Per contrastare l’inquinamento marino l’Italia dispone di una flotta messa a disposizione da Castalia di 35 navi, a cui si affiancano le unità equipaggiate per il medesimo scopo  del Corpo delle Capitanerie di Porto e della Marina Militare. Forse uno schieramento esiguo per gli oltre 7.500 chilometri di coste italiani. Proprio per sapere quali iniziative urgenti intenda mettere in campo a tutela dei nostri mari e per la raccolta e il trattamento delle plastiche disperse in mare, magari promuovendo azioni ad hoc per la salvaguardia dell’ambiente marino insieme a tutti i Paesi rivieraschi nel Mediterraneo, ho presentato una interrogazione al Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare. Al ministro interrogato ho inoltre chiesto se la flotta Castalia e le unità anti-inquinamento delle Capitanerie di porto e delle Marina Militare  dispongano, o abbiano allo studio, dispositivi idonei  per la bonifica di rifiuti a base di materie plastiche in mare, tenendo conto della diversa dimensione che tali rifiuti possano avere”, così il presidente della Commissione Ambiente Territorio e Lavori Pubblici della Camera, Ermete Realacci, depositando l’interrogazione sull’inquinamento marino da plastica.

“Come noto gli effetti dell’inquinamento da plastica sulla fauna marina sono rilevanti – prosegue Realacci - così come le conseguenze derivanti dal minor assorbimento di gas serra e dalla mancata produzione di ossigeno da parte del fitoplancton. L’inquinamento da plastica di mari e oceani è un fenomeno tanto esteso e dalle conseguenze così gravi da aver ormai superato a livello planetario l’allarme per l’inquinamento da idrocarburi. La necessità di gestire e ridurre radicalmente la marine litter è condivisa infatti non solo dalle associazioni ambientaliste, ma anche da  organismi internazionali quali l’UNEP e  la FAO e dall’Unione Europea che non a caso se ne occupa con la comune Marine Strategy.  Oltre alle classiche buste in plastica nei nostri mari abbondano anche rifiuti in microplastica ricchi di ftalati, additivi della plastica nocivi per la salute dei mammiferi e classificati come “distruttori endocrini”. Come noto, poi, il mare non conosce confini e l’inquinamento non risparmia neanche zone di pregio come il Santuario dei cetacei nell’Alto Tirreno. Tanto che, secondo un articolo pubblicato sulla rivista “Marine Pollution Bulletin”, il 56% dei campioni di plancton superficiale rilevati nell’area del Santuario dei Cetacei contiene particelle di microplastica. E sostanze tossiche come ftalati e PCB, accumulati nell’organismo di pesci e molluschi,  possono essere assunti anche dall’uomo attraverso la catena alimentare”.



Ufficio stampa On. Realacci

DI SEGUITO IL TESTO DELL'INTERROGAZIONE



Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-05455

presentato da

REALACCI Ermete

testo di

Mercoledì 9 luglio 2014, seduta n. 260

REALACCI. — Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. — Per sapere – premesso che:
come si evince da numerose agenzie di stampa Legambiente ha pubblicato a maggio 2014 i risultati dell'indagine «Beach litter» condotta dall'associazione su protocollo scientifico del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e dell'ISPRA, concernente quantità e tipologia di rifiuti presenti sulle spiagge italiane;
dall'indagine risulta che il 65 per cento dei rifiuti è costituito da plastica. Il rapporto sostiene inoltre che solo una ridotta frazione di rifiuti finisce sulla costa, mentre la maggior parte affonda in mare, e che quindi le quantità di rifiuti trovati sulle nostre spiagge è solo la punta dell'iceberg di un inquinamento diffuso dei nostri mari;
è altresì nota da tempo la presenza di grandi accumuli di plastica in tutto il mondo dovuti agli scarichi in mare o da terraferma. Gli effetti sulla fauna marina sono rilevanti, così come le conseguenze derivanti dal minor assorbimento di gas effetto serra e dalla mancata produzione di ossigeno da parte del fitoplancton. Tale è la situazione nel cosiddetto Pacific Trash Vortex, una delle cinque aree del pianeta a maggior accumulo di rifiuti plastici, ma vortici simili, seppure molto più ridotti, le cosiddette «zuppe di plastica», sembrano esserci anche nel nord del Tirreno e in altre aree del Mediterraneo;
inoltre, calamità naturali e altre emergenze ambientali contribuiscono costantemente al degrado delle condizioni di vita dell'ecosistema oceanico e marino. Si pensi, ad esempio, il maremoto del marzo 2011 in Giappone ha prodotto un'enorme massa di rifiuti, trascinati in pieno oceano al ritiro delle acque dalla terraferma ed il Mare Mediterraneo non è immune da questo problema;
un articolo pubblicato sulla rivista scientifica «Marine Pollution Bulletin» riporta che alti livelli di microplastiche nel santuario dei cetacei del Mar Ligure. Lo studio, condotto dal gruppo di ricerca dell'università di Siena, in collaborazione anche con la marina militare, finanziato dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, ha fornito tre dati, i primi a livello internazionale su questo tema: il 56 per cento dei campioni di plancton superficiale nell'area del Santuario dei Cetacei contiene particelle di microplastica, con un valore elevato; nel plancton è molto alto il livello degli ftalati, composti additivi della plastica nocivi per la salute dei mammiferi e classificati come «distruttori endocrini», sostanze che interferiscono con la riproduzione; è stato provato che gli ftalati presenti nel plancton vengono metabolizzati e possono avere effetti tossici sui cetacei, con alte concentrazioni rilevate nell'adipe sottocutaneo di 4 balenottere comuni su 5 ritrovate spiaggiate lungo le coste italiane. In base alle analisi effettuate su 7 capodogli spiaggiati sulle coste pugliesi il 17 dicembre 2009, 4 di questi, avevano lo stomaco pieno di buste di plastica, ingerite perché scambiate per calamari, gli altri 3 li hanno seguiti spiaggiandosi anch'essi. Un analogo effetto si registra con le tartarughe marine che scambiano le buste di plastica in sospensione, per meduse (il loro cibo preferito) trovando spesso la morte per soffocamento. Il problema interessa anche l'avifauna marina; nell'apparato digerente di molti uccelli marini non è infrequente rinvenire oggetti di plastica;
è poi opportuno ricordare che ftalati e PCB, accumulati nell'organismo di pesci e molluschi, possono essere assunti anche dall'uomo attraverso la catena alimentare;
l'allarme per l'inquinamento da plastica in mare, a livello planetario, ha superato l'allarme per inquinamento da idrocarburi, come dimostrato dalla preoccupazione espressa o non solo dalle organizzazioni ambientaliste, ma anche da organismi internazionali quali l'UNEP e la FAO;
della necessità di gestire e ridurre radicalmente la marine litter si occupa anche la Marine Strategy dell'Unione europea e più volte il commissario dell'Unione europea all'ambiente, Janez Potocnik, nella passata legislatura europea, ha ricordato l'importanza di azioni concrete contro le plastiche e le microplastiche nei mari europei, in particolare nel Mediterraneo, sottolineando che, visto anche il crescente utilizzo delle plastiche, occorre mettere in atto efficaci strategie di consumo, raccolta, riciclo e riutilizzo dei materiali plastici ed avviare azioni di prevenzione e di ripulitura delle coste affinché le plastiche non arrivino in mare, spesso attraverso fiumi ed altri corsi d'acqua, producendo poi microplastiche attraverso il loro degrado, oppure depositandosi sui fondali o nei canyon sottomarini;
a disposizione dello Stato italiano vi è una flotta messa a disposizione da «Castalia», per finalità di lotta all'inquinamento marino; tale flotta è composta da 9 unità di altura e 26 unità costiere, per un totale di 35 navi. Risulta poi che il Corpo delle capitanerie di porto e la marina militare dispongono di unità equipaggiate per la lotta all'inquinamento marino –:
quali iniziative urgenti il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare intenda mettere in campo, magari promuovendo iniziative ad hoc per la salvaguardia dell'ambiente marino con tutti i Paesi rivieraschi nel Mediterraneo, a tutela dei nostri mari e per la raccolta e il trattamento delle plastiche disperse in mare;
se la flotta Castalia, le unità anti-inquinamento delle Capitanerie di porto e delle marina militare, dispongano, o abbiano allo studio, dispositivi idonei per la bonifica di rifiuti a base di materie plastiche in mare, tenendo conto della diversa dimensione che tali rifiuti possano avere. (4-05455)





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permalink | creato da team_realacci il 11/7/2014 alle 8:25 | Versione per la stampa
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Sono nato a Sora (FR) il primo maggio 1955 e vivo a Roma. Ho guidato fin dai primi anni Legambiente, di cui sono tuttora presidente onorario. Ho promosso e presiedo Symbola, la Fondazione per le qualità italiane... biografia completa
 
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