.
Annunci online

Un voto per le rinnovabili e per il futuro del Paese

Signor Presidente, si è lavorato ad una soluzione comune, la collega Mariani ha lavorato con tanti altri colleghi. Per noi sarebbe stato più semplice, propagandisticamente, inchiodare il Governo all'errore drammatico che ha fatto. 

Il Governo ha stravolto ciò che era accaduto, il provvedimento che ci era stato presentato, le indicazioni delle Commissioni votate all'unanimità, il parere della Conferenza Stato-regioni e ha gettato incertezza in un mondo vitale ed importante del Paese. Tuttavia, abbiamo preferito una soluzione comune, perché abbiamo a cuore questo Paese, questo settore e il futuro dell'Italia. 
Ora - mi rivolgo al Ministro Prestigiacomo, che si è mossa nella giusta direzione in questa vicenda, mentre vedo l'assenza del Ministro Romani - è importante che questo sforzo non rimanga lettera morta, esattamente come lo sono stati i pareri votati all'unanimità dalle Commissioni parlamentari (lo ricordava prima anche il collega Guido Dussin). In questo provvedimento, abbiamo cercato di ridare certezza a questo settore. Non si possono fare provvedimenti retroattivi, non si può dire «abbiamo scherzato, cambiamo, si mettano dei tetti, non si va più in quella direzione», in un mondo che ha un importanza enorme in questo Paese. Soprattutto, non si può legiferare sotto la pressione di interessi potenti, che hanno la testa rivoltata indietro, sotto la pressione di campagne di informazione fasulle. Mi dispiace che non sia qui il Ministro Romani, ma gliel'ho detto di persona. Il Ministro Romani ha dichiarato, e non ha smentito, che nel 2009 e nel 2010, ogni anno, 10 miliardi di euro sarebbero andati alle fonti rinnovabili. È una balla, è falso, è una cosa completamente destituita di fondamento. Meno di un quarto è stata la cifra stanziata. 

Molti di questi interessi potenti non hanno parlato quando, nel passato - lo ricordo al collega Tabacci che su questo si è sempre battuto -, abbiamo speso tra i 40 e i 50 miliardi di euro, presi dalle bollette dei cittadini italiani, che dovevano essere destinati alle fonti rinnovabili per finanziare fonti che rinnovabili non erano, ai residui della raffinazione, alla termovalorizzazione. Ancora paghiamo, in bolletta, 300 milioni di euro all'anno per smaltire le scorie del vecchio nucleare. E in bolletta pesano anche tante inefficienze della nostra rete elettrica: la mancata connessione fra Calabria e Sicilia ci costa fra i 600 e gli 800 milioni di euro all'anno. È un danno inutile. È importante ammodernare il sistema, eliminare le inefficienze e gli sprechi. Allo stesso modo, è giusto fare come fanno i grandi Paesi: ridurre progressivamente questi incentivi; è giusto accompagnare le fonti rinnovabili verso la competitività, dando certezza. Quello che si è fatto, invece, è il contrario: si è tolta certezza; le banche hanno sospeso i finanziamenti; tante istituzioni locali, che avevano pensato di ricavare anche in questo campo risorse tagliate da altre parti, sono oggi assolutamente allo sbando. Ciò è accaduto anche perché non si legge bene il nostro Paese, non si capisce l'economia che è in atto. Il Governo ha commesso lo stesso errore che stava per commettere con il 55 per cento del credito di imposta per la ristrutturazione delle case. C'è un'economia enorme in movimento, un'economia verde: si dice green economy , adoperando una parola di importazione, ma è un'economia basata sul territorio, sulla qualità e sull'innovazione. In questo campo vi sono oggi centinaia di imprese: sono spesso imprese giovani, animate da giovani. Sono imprese in cui gli imprenditori e i lavoratori votano assieme e non chiedono di cambiare le regole dei contratti per essere competitivi. Chiedono regole certe. Chiedono di poter avere fiducia nel futuro e di poter rendere competitivo il nostro Paese. È un tessuto ricchissimo, che va dal sud al nord, che ha visto 150 mila interventi nel nostro Paese e che, nei nostri territori produttivi più forti, vede una presenza straordinaria: così in Emilia, così in Lombardia. Ieri, in consiglio regionale, la regione Lombardia ha votato una mozione analoga a quella che stiamo votando adesso. 

È così anche in Veneto: oggi si è tenuta, a Padova, un'importante riunione ed è nata una rete di imprese venete del solare. Lì, a Padova, c'è forse la capitale della produzione di pannelli fotovoltaici in Italia. Ed è così in Toscana: penso alla Power One di Terranuova Bracciolini; penso all'Electrolux di Scandicci, che doveva riconvertirsi facendo pannelli solari e che, in questa maniera, viene messa in crisi; allo stesso modo, vengono messe in crisi imprese innovative fatte da giovani, come la Fabbrica del Sole di Arezzo, come le imprese che puntano sull'innovazione, nel momento in cui il nostro Paese si stava rimettendo in moto e in cui imprese italiane che fabbricano gli inverter, cominciano da aprire fabbriche all'estero. La fiera di Verona - Solarexpo - oggi è la terza fiera mondiale nel solare, dopo Shanghai e Monaco. È insomma un settore in cui l'Italia, stando bene al centro del Mediterraneo, può guardare al futuro e al mondo. Vi ricordo che nella sponda sud del Mediterraneo vi è un progetto - Desertec - molto spinto dai tedeschi, i quali hanno anche acquistato una quota di importanti imprese italiane, che sono le più avanzate del mondo: penso ad Angelantoni, nel solare termico, che mette in ballo fra i 300 e i 400 miliardi di euro di investimenti. 

È questo il futuro del nostro Paese: non solo produrre energia elettrica, ma rendere più competitiva la nostra economia. È un futuro che incrocia i distretti e la qualità. La collega Mariani conosce bene il distretto del cartario di Lucca, ma potrei parlare delle ceramiche di Sassuolo: sono le ceramiche che consumano meno energia al mondo nella produzione e oggi vengono prodotte in una quantità tale da pavimentare quattro volte la città di Parigi ogni anno. Lo stesso vale per il distretto dei mobili di Livenza: una scommessa sulla qualità, sull'innovazione e sul saper fare italiano, che incrocia l'energia, l'ambiente e la green economy . Non è solo questione di rispettare gli impegni che abbiamo preso in sede europea, ma è questione di avere in mente un'idea ambiziosa dell'Italia, nel momento in cui celebriamo i suoi 150 anni. Il nostro modello di riferimento non è l'Egitto di Mubarak, ma è la Germania. La Germania, l'anno scorso, a dicembre, aveva 16 mila megawatt fotovoltaici; l'Italia ne aveva 3 mila e punta ad averne 52 mila entro il 2020; l'Italia, nel 2020, punta ad avere il 40 per cento dell'energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili e l'80 per cento nel 2050: non lo fa perché animata da bontà, ma lo fa anche perché sa che questa è la maniera in cui un'economia competitiva avanzava guarda al futuro; lo fa con un meccanismo di incentivazione che grava sulle bollette in maniera decrescente e in modo da accompagnare queste fonti nell'ingresso sul mercato. Si vogliono combattere gli sprechi, siamo d'accordo. Si vogliono combattere le illegalità: siamo in prima linea, facciamolo assieme. Stroncatele. Saremo con voi. Ma non si possono tagliare le gambe ad un settore che è così importante per il Paese e vale - come hanno ricordato altri colleghi - oltre 100 mila posti di lavoro e almeno l'1 per cento del PIL.

 In conclusione, mi rivolgo ai Ministri presenti: non imbrogliate ancora queste imprese, il Paese e il Parlamento. Lo avete già fatto. Avete già stravolto il lavoro che avevamo fatto in quest'Aula, varando un provvedimento che ha stravolto le indicazioni che venivano dal Parlamento. Ora c'è una mozione importante perché è votata da tutti, è una mozione che va nella direzione di quello che la Merkel ha definito ieri uno spartiacque nella storia delle tecnologie mondiali, che permette all'Italia di scommettere sulla qualità, sull'innovazione, sulle fonti rinnovabili. Questo è il terreno su cui noi potremo essere forti, oggi alcuni colleghi e anche lei, signor Presidente, hanno ricordato che nel 1978, proprio in questo giorno, fu rapito Aldo Moro, vorrei chiudere citando una sua frase; Aldo Moro nel 1969 disse che se noi vogliamo essere presenti, ebbene dobbiamo esserlo per le cose che nascono, anche se hanno contorni incerti, e non per le cose che muoiono, anche se vistose e in apparenza utilissime. Questo è il compito della buona politica, questo è il compito di questo Parlamento.

Roma, 16 marzo 2011
  



sfoglia febbraio        aprile
Sono nato a Sora (FR) il primo maggio 1955 e vivo a Roma. Ho guidato fin dai primi anni Legambiente, di cui sono tuttora presidente onorario. Ho promosso e presiedo Symbola, la Fondazione per le qualità italiane... biografia completa
 
Archivio
Blog letto1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom