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Interrogazione sulle cosiddette "navi dei veleni"

  INTERROGAZIONE  

Al Ministro della Giustizia, al Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, al Ministro degli Interni 
 

Per sapere, premesso che: 

  • il TG1 delle h. 20.00 ha dato ampio risalto nelle edizioni del 12 e 13 u.s. ad un’intervista esclusiva con un collaboratore di giustizia, ex affiliato alla ‘ndrangheta, che denuncia in maniera circostanziata come lo smaltimento illecito di rifiuti tossico-nocivi sia diventato il primo giro d’affari della criminalità organizzata, superiore addirittura al traffico di sostanze stupefacenti;
 
  • nelle interviste in questione il collaboratore di giustizia si diffonde sulla pratica dell’affondamento di navi cariche di rifiuti tossico nocivi e radioattivi quantificandone il numero in “alcune decine” e indicando la Jolly Rosso, arenatasi sulla costa jonica calabrese, come una di queste;
 
  • Legambiente sin dalla fine degli anni ‘80 ha prodotto una corposa documentazione in dossier, studi, e rapporti dettagliati che ricostruiscono il legame tra la criminalità organizzata e la pratica dello smaltimento illecito dei rifiuti con il sistema dell’affondamento delle navi;
 
  • di questi traffici si sono occupati nel tempo diversi uffici giudiziari (le procure di Reggio Calabria, di Paola, di Catanzaro, di Matera, di Potenza, di Padova, di La Spezia di Bari, e di Asti) che hanno individuato diversi filoni di indagini tutti riconducibili ad un network criminale dedito professionalmente allo smaltimento illegale di rifiuti tossici e radioattivi in mare, lungo le coste di paesi Africani (Somalia, Libia etc.) o nelle montagne dell’Aspromonte e della Lucania. Tutte le indagini portano alle stesse persone e vedono il coinvolgimento di soggetti appartenenti al mondo imprenditoriale e delle professioni, armatori, esponenti di spicco di organizzazioni criminali di stampo mafioso, faccendieri e soggetti legati anche ai servizi segreti deviati;
 
  • a queste attività criminali fanno riferimento anche importanti documenti istituzionali, come le relazioni approvate dalle diverse Commissioni parlamentari d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti succedutesi dal 1995 ad oggi e le testimonianze raccolte dalle stesse commissioni. A questo proposito si ricorda quanto affermato nel 1999 dall’allora Procuratore di Reggio Calabria, Antonio Catanese, secondo il quale, in base agli elementi probatori fino ad allora acquisiti, si poteva affermare che colui che era considerato a capo della rete aveva provveduto ad affondare circa trentadue navi, grazie alla complicità delle cosche reggine;
 
  • il sospetto che emerge dalle indagini della magistratura e delle Commissioni parlamentari d’inchiesta sui traffici di rifiuti è che lungo le rotte internazionali dei rifiuti tossici viaggino sovente anche armi e munizioni. Un intreccio su cui stava probabilmente lavorando anche Ilaria Alpi, uccisa a Mogadiscio insieme a Miran Hrovatin, subito dopo essere tornata dall’area di Bosaso, vero e proprio epicentro di traffici e mala-cooperazione;
 
  • recentemente organi di stampa hanno riferito dell’emissione da parte della Direzione distrettuale antimafia di Potenza di 10 avvisi di garanzia a otto ex direttori del centro Enea di Rotondella e a due boss della ‘ndrangheta con l’accusa di “produzione clandestina di plutonio, traffico di sostanze radioattive e violazione dei regolamenti per la custodia di materiali e scorie nucleari”, rilanciando i dubbi e le preoccupazioni sollevate a più riprese dalle associazioni ambientaliste;
 
  • a queste vicende sono state dedicate numerose indagini giornalistiche che hanno consentito di acquisire importanti testimonianze, in Italia e all’estero, come il racconto dei due pescatori di Soverato che durante una battuta di pesca raccolsero nelle loro reti una strana “palla di fango”, molto probabilmente una sorgente radioattiva (nello stesso punto dove poco tempo prima erano stati recuperati alcuni fusti gialli buttati da una nave) che sul momento ustionò loro le mani: i due poi si ammalarono entrambi di leucemia. O le conferme di chi ha operato in Somalia, duranti i lavori di costruzione della strada Garowe-Bosaso, seppellendo container di rifiuti;
 
  • Legambiente ha promosso nei mesi scorsi il “Comitato per la verità” sui traffici nazionali e internazionali di rifiuti e materiali radioattivi, un organismo costituito da magistrati, giornalisti, esponenti politici, familiari di vittime, ambientalisti che hanno dovuto misurarsi con una vicenda ancora oggi oscura, densa di pericoli concreti, innanzitutto per la tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini;
 

Si chiede di sapere: 

  1. quali misure concrete si intendano mettere in atto a sostegno della magistratura e delle procure competenti per agevolare le indagini in corso sia per quanto riguarda gli affondamenti sospetti, sia per quanto concerne i presunti traffici di materiale radioattivo e quali azioni si vogliano intraprendere per rafforzare il contrasto alla criminalità organizzata coinvolta in questi eventi;
  2. per tutelare la salute dei cittadini se non si ritenga opportuno realizzare un’approfondita campagna di monitoraggio dei siti marini dove si presuma siano avvenuti gli affondamenti delle navi e dei loro carichi tossici che preveda anche l’eventuale recupero di uno dei relitti delle navi in questione;
  3. se non si ritenga opportuno accelerare l’iter istitutivo della Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti con l’obiettivo prioritario di ricercare ulteriori elementi d’indagine sulla vicenda delle navi dei veleni;
 

Roma, 14 ottobre 2008 
On. Ermete Realacci
On. Marco Minniti
On. Lanfranco Tenaglia
On. Olga D’Antona 



Cronologia degli eventi 

Luglio-Novembre 1985 - Sparizione della motonave Nicos 1 e del suo carico. Già mentre caricò nel porto di La Spezia ne venne arrestato il comandante e disposto il sequestro conservativo del carico e della stessa motonave; quando infine riuscì a partire, dichiarò quale porto di destinazione quello di Lomè (Togo) dove non è mai arrivata, ed anzi risultò che avesse scalato in porti fuori rotta quali Cipro, libano, Grecia. (fonte: Zona Nucleare, Le inchieste e le indagini avviate dalle procure negli anni ’90, 2003) 

31 Ottobre 1986 - La nave Mikigan, partita dal porto di Marina di Carrara, affonda nel mar Tirreno calabrese con un carico sconosciuto di cui è certa solo la presenza di granulato di marmo. Le dinamiche del naufragio e di come si sia “lasciata andare” verso i fondali presentano impressionanti analogie con il successivo naufragio della Rigel. (fonte: Legambiente, Terre Blu, 2004) 

21 settembre 1987-  La motonave Rigel fa naufragio a 20 miglia da Capo Spartivento. Fu grazie alla denuncia di Legambiente che prese avvio l’inchiesta della magistratura. Un procedimento giudiziario per truffa ai danni della compagnia assicurativa accerta che si trattò di uno strano  affondamento: la merce dichiarata per ottenere il risarcimento del danno non era in realtà mai salita a bordo. L’ispezione del carico dal porto di partenza di Marina di Carrara non fu mai effettuato, grazie alla corruzione del funzionario doganale incaricato. Coincidenza significativa: Giorgio Comerio segnala questo evento sulla sua agenda personale: “la nave è affondata”. Dopo l’affondamento inoltre l’equipaggio è sparito e non fu più rintracciato neanche il Comandante. (fonte: Legambiente, L’intrigo radioattivo, 1996) 

9 Dicembre 1988- Affondamento della Four Star I, battente bandiera dello Sri Lanka in un punto non noto dello Ionio meridionale, durante il viaggio da Barcellona ad Antalya (Turchia) (fonte: Legambiente, Le navi dei veleni, 2004) 

Agosto 1989-  la motonave maltese Anni affonda in Alto Adriatico durante il viaggio dal Pireo a Ravenna, in acque internazionali. (fonte: Legambiente, Rifiuti radioattivi: il caso Italia, 1995) 

14 Dicembre 1990- La Jolly Rosso si trova in difficoltà al largo di Vibo Valenzia, viene trainata e finisce per spiaggiarsi a Capo Sudero. (fonte: Legambiente, L’intrigo radioattivo, 1996)  

1 Febbraio 1991- affondamento della motonave Alessandro I nei pressi di Molfetta attribuito ad un errore del Comandante, mentre dai dati tecnici fu dimostrato che la stabilità della nave fosse tale che essa era predisposta alla possibilità di “ingavonamento” (ossia disposizione sul fianco). (fonte: Zona Nucleare, Le inchieste e le indagini avviate dalle Procure negli anni ’90, 2006) 

Maggio 1993- All’altezza del canale di Sicilia affonda la Marco Polo. Alcuni containers “persi” dalla motonave furono trovati quasi un anno dopo in mare, al largo delle coste della Campania. Dalle misurazioni effettuate fu riscontrata una radioattività da torio 234, con valori almeno cinque volte sopra la media. (fonte: Legambiente, Terre Blu, 2004) 

1 Marzo 1994- Inizia il viaggio della Korabi Durres dal porto di Durazzo: il carico ufficialmente è denunciato come rottami di rame. Il 2 marzo la nave giunge nell’antiporto di Crotone, e il 3 viene ispezionata dalla locale Capitaneria di Porto che sospetta un trasporto clandestino di profughi albanesi. Invece nella stiva figurano effettivamente solo rottami di rame gettati un po’ alla rinfusa: 1200 tonnellate. La nave viene comunque scortata per 15 miglia da una motovedetta: procedura singolare dal momento che tutto risultava in ordine. Successivamente da Crotone viene allertata la Capitaneria di Porto di Palermo dove la Korabi arriva il 4 marzo. Le autorità marittime, oltre a ripetere i controlli già effettuati a Crotone, effettuano anche dei rilievi per valutare eventuali tracce di radioattività: il controllo dà esito positivo, e il carico di radioattività risulta superiore ai limiti previsti dalla legge. Viene negato alla nave il permesso di scaricare il proprio carico e di entrare nel porto di Palermo. Il 9 marzo la nave riparte da Palermo con destinazione Durazzo, ma il 10 la nave compare nelle acque di Pentimele, nei pressi di Reggio Calabria, senza presentare tracce di radioattività ai nuovi controlli delle autorità marittime. Parte così l’inchiesta giudiziaria per accertare un eventuale scarico in mare da parte della suddetta nave. La nave scompare poi fino all’aprile 1995. Il circolo di Legambiente di Catanzaro raccolse in quel caso puntuali testimonianze da un gruppo di sub circa la sosta anomala di una motonave, durante quei tre giorni, a ridosso della cosiddetta fossa di Badolato, profonda oltre 1000 metri. (fonte: Legambiente, Rifiuti radioattivi: il caso Italia, 1995) 

20 Marzo 1994 - A Mogadiscio, un commando somalo uccide Ilaria Alpi, inviata del Tg3 Rai, e l'operatore Miran Hrovatin. I due erano in Somalia per seguire la guerra tra fazioni che stava insanguinando il Paese africano e le operazioni militari lanciate dagli Usa, insieme ad altri paesi tra cui l’Italia, con il nome di "Restor Hope". Stando alle numerose testimonianze in loco, poco prima dell’omicidio i due giornalisti stavano indagando su un traffico di rifiuti e armi che vedeva coinvolto il nostro paese e la stessa Somalia.  

13 dicembre 1995 – durante un viaggio verso La Spezia, decisivo per le indagini sullo spiaggiamento della motonave Rosso, il capitano di corvetta Natale De Grazie muore improvvisamente in circostanze a dir poco sospette: gli esami autoptici e le perizie predisposte dalla magistratura non hanno mai fornito risposte certe sulle cause della morte. Va rilevato che il capitano De Grazie era uno dei più attivi e capaci collaboratori dei magistrati calabresi e che la sua morte fu un colpo mortale per il prosieguo delle indagini. Nel 2004 il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi conferì alla memoria del capitano De Grazie la Medaglia d’oro al valore di Marina. 

 



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Sono nato a Sora (FR) il primo maggio 1955 e vivo a Roma. Ho guidato fin dai primi anni Legambiente, di cui sono tuttora presidente onorario. Ho promosso e presiedo Symbola, la Fondazione per le qualità italiane... biografia completa
 
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