.
Annunci online

Atto di Sindacato ispettivo su crisi idrica e riutilizzo delle acque

Legislatura 15 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-01858

Atto n. 4-01858 
 
Pubblicato il 3 maggio 2007  
Seduta n. 146 
 
FERRANTE - Al Presidente del Consiglio dei ministri. -

Premesso che:

l'acqua è un bene primario e comune e, per tale motivo, tutte le autorità competenti sono chiamate ad operare per garantire la salvaguardia e la corretta gestione delle risorse idriche; l'attuale situazione di carenza idrica, già rilevata in tutta Italia dalla Protezione civile, dalle principali Autorità di bacino e da diverse Regioni, non rappresenta ormai più una eccezione: considerando il periodo che va da settembre 2006 al 15 aprile 2007, è stata infatti stimata una riduzione dei fenomeni piovosi e delle precipitazioni nevose tra il 10% e il 50% rispetto allo stesso periodo di tempo negli anni fra il 1961 e il 1990;

solo come esempio esplicativo della grave situazione idrica, gli ultimi dati a disposizione circa l'entità delle risorse idriche del bacino padano rilevano che, a fronte di una portata del Po, già inferiore a quella registrata nel 2006 in pari periodo, il manto nevoso disponibile ricopre meno di un terzo del territorio coperto nel febbraio 2006 e con altezze altrettanto ridotte, tanto che sull'arco alpino sono presenti mediamente 10/60 centimetri contro i 25/150 del 2006. La situazione quindi potrà risultare estremamente critica se, entro la fine di maggio 2007, non saranno sopraggiunte significative precipitazioni, cosa che sulla base delle previsioni stagionali oggi disponibili non appare probabile; in questo caso, l'emergenza idrica diverrà insostenibile nel periodo di maggiore fabbisogno;

la crisi idrica è legata a condizioni climatiche specifiche, soprattutto nel Mezzogiorno, ma anche ad una pessima gestione tanto delle risorse quanto del loro riuso, che interessa addirittura sette italiani su dieci sia al Sud, sia al Nord del Paese e nelle Isole, condizionando pesantemente nello specifico l'economia e le potenzialità di crescita delle regioni meridionali e generando una vera e propria sottocultura criminale, fatta di prepotenze e clientelismo che mina alla base la stessa idea di democrazia;

in 12 capoluoghi di provincia (Cosenza, Latina, Campobasso, Pescara, Vibo Valentia, Rieti, Bari, Siracusa, Nuoro, Agrigento, Sassari e Belluno) più del 50% dell’acqua immessa in rete sparisce nel nulla. Sul banco degli imputati dell’emergenza siccità ci sono prima di tutto i consumi agricoli e industriali, che occorre riorganizzare, razionalizzare e ridurre, così come è indispensabile affrontare il problema delle perdite di rete che riguarda buona parte delle città italiane: il 44% delle 89 città, come emerge dalla lettura del dossier di Legambiente "Ecosistema Urbano 2007", perde più del 30% dell’acqua immessa in rete. Ma è nelle regioni meridionali che la situazione è drammatica: a Cosenza l’acqua dispersa è il 70% di quella immessa in rete, a Campobasso il 65%. Emblematico il caso di Agrigento: una città che ha una disponibilità idrica superiore alla media nazionale, ma dove l’acqua viene tutt'oggi erogata ogni 4-10 giorni in relazione al periodo dell’anno e alla zona della città;

sempre dalla lettura del dossier "Ecosistema Urbano 2007", emerge che nelle grandi città, anche se il dato è meno eclatante, la situazione degli sprechi non è meno significativa: vi sono capoluoghi, come Palermo, dove viene “perso” il 47% della dotazione idrica; altri come Catania, Napoli e Roma, in cui si disperde rispettivamente il 42, il 38 e il 35 per cento dell’acqua disponibile; ed altri ancora, come Milano, in cui la perdita è minore (intorno al 10%). In generale, però, anche in presenza di perdite contenute, l’alto numero di abitanti contribuisce al dato nazionale. Il consumo giornaliero di acqua potabile in Italia è di circa 200 litri a testa (dai 106 di Ascoli Piceno ai 360 di Milano);

oltre all'evidente spreco del “bene acqua” siamo di fronte ad andamenti climatici la cui preoccupante evoluzione richiede l'adozione di due tipi di politiche: una globale, di lungo periodo, che interviene sulle cause del fenomeno e che deve essere sviluppata a partire dall'implementazione degli impegni internazionali, dal Protocollo di Kyoto alle misure previste dall'Unione europea, puntando inoltre a coinvolgere gli USA, i grandi Paesi emergenti e quelli in via di sviluppo nella riduzione dei livelli di emissione di gas ad effetto serra; una seconda politica più immediata, che preveda misure di adattamento alle tendenze in atto e punti da subito a misure di tutela e di buona gestione delle risorse idriche;

allo stesso tempo bisogna intervenire sulle cause della crisi idrica tra cui l'elevato numero di derivazioni montane e la notevole portata da queste accumulata, necessariamente da regolare nei momenti di crisi anche a seguito del cambiamento del mercato dell'energia che condiziona il periodo di produzione dell'energia idroelettrica dei bacini montani, i quali non sempre rilasciano sufficienti volumi d'acqua nei periodi di "magra"; occorre, per quanto concerne le produzioni agricole, dare subito l'avvio ad una azione sui sistemi irrigui che può condurre a forti risparmi con interventi mirati, soprattutto in presenza di colture fortemente impattanti dal punto di vista dei consumi di risorsa idrica e per i suoli non particolarmente adatti a tali produzioni; serve inoltre una programmazione agricola che tenga conto, per il futuro, della risorsa acqua;

immaginando di riusare una parte significativa delle acque usate per usi civili e industriali, 16 miliardi di metri cubi all’anno, si metterebbero a disposizione dagli 8 ai 10 miliardi di metri cubi di acqua, pari a circa la metà del consumo agricolo attuale. Riusare l’acqua depurata permette anche di riusare i nutrienti (fosforo e azoto) che altrimenti andrebbero ad inquinarla,

si chiede di sapere:

se non si ritenga di dover intervenire, al fine di ridurre i livelli di emissione di gas ad effetto serra e prevedere anche misure che puntino da subito a migliorare la tutela e la buona gestione delle risorse idriche, anche alla luce degli impegni assunti a livello internazionale, dal Protocollo di Kyoto e dalle misure previste dall'Unione europea;

in particolare, se non si ritenga di dover intervenire immediatamente per adeguare la normativa sul riutilizzo delle acque, decreto ministeriale 185/2003, alle linee guida dell’Organizzazione mondiale della sanità cominciando dal rivedere i limiti per l'Escherichia coli, portandoli fino al valore massimo di 500 UFC / 100 ml.




Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. ferrante crisi idrica dispersione acqua riutilizzo acque


permalink | creato da team_realacci il 27/1/2009 alle 22:37 | Versione per la stampa | 0 commenti
sfoglia settembre        febbraio
Sono nato a Sora (FR) il primo maggio 1955 e vivo a Roma. Ho guidato fin dai primi anni Legambiente, di cui sono tuttora presidente onorario. Ho promosso e presiedo Symbola, la Fondazione per le qualità italiane... biografia completa
 
Archivio
Blog letto9931581 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom